Valentano – (sil.co.) – Stalker irriducibile, cambia 15 volte scheda telefonica per perseguitare il suo ex.
Vittima un autotrasportatore di Valentano che ieri ha raccontato al giudice Giacomo Autizi il suo calvario, cominciato tra il 2015 e il 2016 quando ha chiuso la sua relazione durata circa un anno con una toscana di Livorno.
La donna, imputata di stalking, gliela avrebbe giurata. “Ti voglio vedere morto, ti voglio in galera”, gli avrebbe detto, raggiungendolo tutti i weekend a casa e arrivando ad affittare un appartamento apposta sul lago di Bolsena.
“E’ un film, me la trovavo davanti dappertutto. Una volta a Montalto e un’altra a Orte mi sono dovuto chiudere dentro la cabina del camion e chiamare i carabinieri. Al porto di Livorno, stavo dormendo dentro il mezzo quando ho sentito dei rumori e l’ho trovata avvinghiata allo specchietto retrovisore che cercava di arrampicarsi sullo sportello. A Gradoli, me la sono trovata in balera. Ha fatto piazzate a Valentano, Marta, Capodimonte. In paese la conoscono tutti. Se si vede in giro una macchina bianca con una bionda dentro, c’è da tremare”.
Inutile tentare di bloccarla al telefono. “Ha cambiato 15-16 schede, perché sapeva che per lavoro io devo rispondere anche ai numeri che non conosco. Se l’è presa anche con la mia compagna, perseguitandola ai giardinetti, al bar dove lavora, seguendola e appostandosi sotto la sua abitazione”.
In un’occasione avrebbe scritto cento volte in 20 minuti “cornuta, troia” alla rivale d’amore, che l’ha denunciata, motivo per cui l’imputata è già finita sotto processo per stalking, sempre davanti al tribunale di Viterbo (Scrive cento volte in 20 minuti “cornuta, troia” alla rivale d’amore, donna alla sbarra per stalking).
“All’inizio sembrava tutto rose e fiori, ma ho capito presto con chi avevo a che fare – ha raccontato la vittima – quando ha preso a telefonarmi nel cuore della notte, pur sapendo che facendo l’autotrasportatore a quell’ora stavo dormendo dentro il camion, stanco e bisognoso di riposare, e non potevo stare a chiacchierare con lei al cellulare”.
“Si è perfino presentata di domenica a casa dei miei genitori ottantenni. Sapendo che stavo a casa solo il sabato e la domenica, veniva tutti i fine settimana. Ci partiva apposta da Livorno. E io tutti i fine settimana ero costretto ad andare in caserma a dare integrazioni alla prima denuncia sporta il 17 aprile 2016. Non so neanche io quante ne ho fatte”, ha proseguito.
“Ancora oggi, scompare per un periodo, poi si rifà sotto. L’ultimo messaggio risale a una decina di giorni fa”, ha concluso la parte offesa, spiegando che se anche ha smesso di fare integrazioni alla denuncia, le persecuzioni non sono mai terminate del tutto. Il processo è appena iniziato.
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