Civita Castellana – (sil.co.) – Spaccia decini ai minorenni che al processo negano, assolto pusher del Boschetto. Assolto dall’accusa di spaccio ai minori, ma non da quella di spaccio quando era anche lui un minore.
A processo davanti al collegio con l’accusa di avere messo su una rete di minorenni cui spacciare “fumo” a Civita Castellana, un nordafricano di 23 anni è stato assolto da parte delle accuse grazie agli assuntori che hanno ritrattato quanto detto a suo tempo ai carabinieri, mentre dovrà comparire davanti al tribunale dei minorenni in quanto è emerso che almeno una delle cessioni risalirebbe a quando non aveva ancora compiuto 18 anni.
I fatti risalgono a maggio-giugno del 2016 quando i carabinieri strinsero il cerchio attorno all’imputato, che avrebbe intercettato i giovanissimi del posto al Boschetto, scambiandosi i numeri di telefono e poi contattandoli tramite WhatsApp quando era “carico” di hashish e marijuana. Avrebbe quindi dato loro appuntamento sempre in luoghi diversi, cedendo solitamente mai più di un grammo di stupefacente alla volta, al prezzo di dieci euro.
Un “diecino”, come ha chiamato la dose-tipo un testimone, diventato maggiorenne tra la cessione e le sommarie informazioni rilasciate ai carabinieri che, come gli altri giovanissimi assuntori, lo hanno sentito sul presunto giro di spaccio. E’ stato lui a dire che il primo “diecino” il pusher glielo aveva venduto al Boschetto un anno e mezzo prima, quindi quando anche lui era ancora minorenne, ammettendo a fatica le cessioni successive.
Peggio ha fatto l’altro testimone, che ha negato tutto, incolpando la madre di averlo messo sotto pressione quando gli sono piombati i carabinieri a casa per una perquisizione.
“Mia madre ha iniziato a urlare che mi avrebbe cacciato di casa, per cui ho messo a verbale quelle cose, ma non è vero che era lui a darmi l’hashish, con lui ci siamo sentiti solo una volta per una partita di calcetto”, ha detto sia alla pm Chiara Capezzuto che alla presidente del collegio Silvia Mattei.
Per lui è finita col rinvio degli atti in procura perché verifichi se ci siano gli estremi di reati come la calunnia o la falsa testimonianza.
Meglio è andata all’imputato, difeso dall’avvocato Luigi Mancini, che è stato assolto dall’accusa di detenzione di spaccio aggravato dalla minore età degli assuntori, seppure col riconoscimento della lieve entità, anche se dovrà ora vedersela col tribunale per i minorenni di Roma per la cessione di un “diecino”.
L’accusa aveva chiesto una condanna a tre anni e 3500 euro di multa.
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