Viterbo – La foto nella foto. Lupus in fabula. Per una psicopatologia del tessuto urbano. Come eravamo. Chi siamo (?). Rintracciare il particolare per scavare nel sostrato inconscio della città, attraverso gli elementi che essa stessa ancora trattiene. Come per le lapidi sul muri del cimitero San Lazzaro a Viterbo. E la foto, le foto, ad esempio, affisse nei bar, è uno di essi. Un elemento e al tempo stesso una chiave di lettura delle mutazioni che il tessuto urbano, sociale, della città dei papi ha subito nel corso del tempo.
Viterbo – Piazza Dante nel 1929
Una foto racconta piazza Dante, a ridosso di via Mazzini. Sta al Bar Amaris di Federico Biscetti. Gliel’ha data Roberto Innocenzi, che abita lungo la via e di suo c’ha una collezione di fotografie e di cartoline che ritraggono questa parte della città così come nessuno l’ha mai vista. E per certi aspetti nemmeno se l’immaginerebbe.
La foto, una copia, adesso sta affissa su una delle pareti del bar. Racconta la piazza in una giornata del 1929. Anno settimo del fascismo. E alle soglie della più grande crisi economica del secolo scorso che poterà dritta, accelerando tutti i processi già in atto, alla seconda guerra mondiale. Accompagnata dallo sfascio del Paese.
Viterbo – Piazza Dante nel 1929
Nella foto del ’29 c’è piazza Dante senza il muretto che ora la contiene. Ci sono poi una parte recintata e accenni d’alberi sullo sfondo. Così come un sistema d’illuminazione diverso da quello d’adesso.
Viterbo – Piazza Dante
Al centro della foto, alcune ragazze accanto a un gelataio girato di spalle. Probabilmente hanno visto il fotografo e gli stanno sorridendo. Una soprattutto. Un’altra mangia un ghiacciolo. Un paio di persone stanno sulle scale, rilassate. Di spalle, una donna. Nell’area delimitata, in fondo, quelli che sembrano due bambini. A sinistra, infine, un altro gruppo, questa volta di uomini che camminano verso la piazza.
Viterbo – Piazza Dante
Un anno di svolta il ’29, per la crisi, i patti lateranensi col Vaticano e il consolidamento del regime fascista. Con lo smantellamento sistematico, da quel momento in poi, di tutte le strutture resistenziali riconducibili ai partiti antifascisti ancora presenti sul territorio. E la Tuscia non è stata affatto esente da questo tipo di dinamica storica.
Viterbo – Piazza Dante nel 1929
Una piazza, Dante, che ancora c’è, e ancora non c’è più. Non ci sono gli alberi. C’è il muretto. Resta la fontana, che nella foto non è assediata dalle macchine, i furetti per la luce sono diversi e c’è un parcheggio che, magari, a guardare la foto è l’ultima cosa cui si fa caso quando si vanno a fare le differenze tra l’oggi e il passato. Talmente siamo abituati alle macchine fin sopra i capelli.
Viterbo – Federico Biscetti del Bar Amaris
Piazza e via, Mazzini, che gli sta accanto, sono poi dedicati a due personaggi che hanno attraversato la storia di Viterbo. Città Mazziniana nell’ottocento e primi del novecento. Città riconoscente a Dante che nella Divina commedia l’ha citata.
La foto al bar Amaris non ha trama, se non quella dell’indagine dei movimenti. Ogni parte è un capitolo a sé stante. Un frammento, citando Barthes. E in buona sostanza, un momento di quiete prima della tempesta.
Daniele Camilli
Fotogallery: Piazza Dante
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