Viterbo – Violenza su minori, chiesti sei anni e mezzo per il pedofilo seriale di San Faustino.
E’ la pena chiesta ieri dal pubblico ministero Chiara Capezzuto per il bracciante agricolo trentenne d’origine pakistana che tra il 2017 e il 2018 avrebbe molestato sei tra bambine e ragazze di età compresa tra i 10 e i 16 anni. Parte civile una sola delle vittime.
Il giovane, imputato di violenza sessuale su minori, è a giudizio col rito abbreviato davanti al gip Savina Poli che, sentita la difesa, ha rinviato al 4 novembre per le repliche del pubblico ministero e la sentenza.
Nel frattempo la procura ha chiesto, calcolando anche lo sconto di un terzo della pena previsto dal rito abbreviato, una condanna a sei anni e mezzo per il trentenne, recluso a Mammagialla da ottobre 2019.
Contro il presunto pedofilo, difeso dagli avvocati Samuele De Santis e Marina Bernini, si è costituita parte civile l’unica delle presunte vittime che non lo ha riconosciuto durante il doppio incidente probatorio al quale l’imputato è stato sottoposto per evitare alle parti offese di dover deporre al processo.
Proiettato il video del riconoscimento all’americana
In aula è stato proiettato il video del primo riconoscimento in procura, all’americana, da parte delle quattro bambine che sarebbero state avvicinate tra aprile e maggio 2019, non è chiaro se seguite o aspettate sotto casa, dal presunto maniaco che, in un’occasione, secondo l’accusa, avrebbe colpito due volte nel giro di una decina di minuti. tentando approcci di natura sessuale con due delle ragazzine.
Il mancato pieno riconoscimento da parte delle bambine ha aperto le porte del carcere al trentenne durante l’estate 2019.
“La proiezione dei video in aula è stata essenziale – sottolineano di difensori del trentenne – per comprendere la dinamica della prima individuazione del nostro assistito assolutamente incongrua con gli altri approdi indiziari, rimaniamo convinti dell’estraneità del nostro assistito ai fatti contestati”.
Una delle bambine di età inferiore ai 14 anni, avrebbe detto di averlo trovato che l’aspettava seduto su un muretto davanti a casa. “Se le cose stanno così, chi secondo l’accusa la stava seguendo, non può essere la stessa persona che la stava aspettando seduta davanti al portone”, sottolinea l’avvocato Bernini.
Avrebbe tentato di baciare le sedicenni dopo essersi presentato
Le due ragazze più grandi, che lo hanno effettuato il riconoscimento nell’incidente probatorio di ottobre di un anno fa, sarebbero state molestate una nel 2018 e l’altra a settembre dopo che il trentenne è stato rimesso in libertà, tra i motivi per cui la pm ha negato le attenuanti.
Il trentenne si sarebbe presentato a lei e a un’amica, allungando una mano e poi provando a darle un bacio. Per la difesa era semplicemente un modo informale, come succede tra ragazzi, per fare conoscenza.
Secondo la versione della sedicenne, cristallizzata nell’incidente probatorio del 22 ottobre, il trentenne le avrebbe porto la mano e chiesto come si chiamasse, lei avrebbe ricambiato il gesto e lui a quel punto le avrebbe chiesto un bacio, al che la ragazza avrebbe ritirato in tutta la fretta la mano, scappando assieme alla sua amica, che compare nella vicenda nelle vesti di sola testimone. Un comportamento analogo avrebbe avuto l’anno precedente con l’altra sedicenne.
Silvana Cortignani
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