Viterbo – Sta per concludersi la speciale street art exhibition dedicata al genio dell’illustrazione Gino Boccasile: una mostra che ha saputo inattesamente ridisegnare gli spazi urbani di una Viterbo inedita, a tratti sorprendente, calvinianamente “invisibile” così suadente e gioiosa.
Qualche giorno fa Carlo Galeotti, direttore di Tusciaweb e fervido ideatore-organizzatore dell’iniziativa, la definiva “un bagno di bellezza” chiosando: “un bagno di bellezza che era stato pensato per un momento di ripresa. Non è andata così. Ma forse la bellezza e la cultura sono molto più necessarie in questo momento di crisi e preoccupazione”.
Viterbo – La mostra su Boccasile nella sede di Unindustria
Queste intense parole di Galeotti mi hanno fatto tornare in mente il poeta russo Iosif Brodskij, che nel 1987 venne insignito del premio Nobel. Esule da anni negli Stati Uniti, dove insegnava in non ricordo più quale università, alla domanda di un giornalista che voleva sapere se davvero egli imponesse ai suoi studenti d’imparare a memoria almeno un migliaio di versi a semestre, Brodskij rispondeva sì: spiegando che riteneva la cosa di fondamentale importanza.
Poiché nel caso di una nuova glaciazione avremmo avuto qualcosa di prezioso-e-umano con cui scaldarci intorno al fuoco. Per certi versi, somiglia al trauma estremo di una glaciazione, o anche di una guerra totale, somiglia un po’ alla durezza di un nuovo paleolitico, questa pandemia da Covid.
Con una differenza sostanziale: poiché il veleno sottile di quest’ultimo penetra inavvertito in profondità nelle nostre coscienze, debilitandole fin quasi a disanimarle, lasciandoci un po’ come morti-in-vita. Nelle prime settimane del lockdown di marzo, ricordo con nitida angoscia, le vele della mia energia creativa (che incautamente avevo sempre creduto inesauribile) si afflosciavano di colpo, lasciandomi desolato-spiaggiato, inerte-demotivato.
La street art exibition Boccasile maestro dell’erotismo fascista vista da Maurizio Di Giovancarlo
Per giorni e giorni, faccio ancora fatica confessandolo a me stesso, tutto il mio sapere, tutta la mia piccola arte (tutto l’artigianato ad essa relativo), tutto il mio virtuosismo di narratore mi sono apparsi inutili. No, peggio: un lusso privo di senso e di valore, quindi intollerabile. Mentre tutt’intorno una moltitudine soffriva e piangeva, mentre tutt’intorno tanta gente moriva, sola come cani. Mentre medici, infermieri e tanti altri rischiavano (e ancora rischiano) la loro vita, come all’attacco nelle trincee della guerra mondiale, lavorando senza sosta in condizioni disumane. Quale valenza sociale potevano più esprimere la mia cultura, il mio paesaggio e la mia poesia?
Poi, come spesso accade, senza ben capirne il perché, mi sono rimesso in moto, ho ricominciato. Passando un’estate meravigliosa a narrare storie per donne e uomini che avevano desiderio di star bene camminando-ascoltando. Pensierosamente spensierandosi.
Viterbo – Boccasile, maestro dell’erotismo fascista
D’altronde, l’aveva capito per primo Boccaccio: narrazione e civiltà sono una cosa sola, se è vero che ogni giorno, a una cert’ora (nel cuore delle loro giornate trascorse in quarantena in campagna, in fuga dal flagello della peste) i dieci giovani fiorentini decidono di sedersi in cerchio a raccontarsi novelle. Parola, ascolto, dialogo. Narrazione, intelligenza e bellezza ci ricordano chi siamo davvero. E che perciò ce la possiamo fare. Rimbocchiamoci le maniche.
Antonello Ricci
Boccasile maestro dell’erotismo fascista. Street art exhibition – mostra a Viterbo dal 26 ottobre al 9 novembre. Installazione nella sede di Unindustria a Valle Faul.
A causa del Covid abbiamo deciso di non dare vita alla passeggiata Boccasile, l’erotismo in camicia nera con Antonello Ricci e Paola Biribanti che si doveva tenere domenica 8 novembre.
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