Viterbo – (sil.co.) – Tentata rapina e sfruttamento della prostituzione, condannati a tre anni e quattro mesi la collega di una squillo e a due anni e mezzo il protettore.
Vittima e imputati secondo la procura, rappresentata al processo dalla pm Chiara Capezzuto, sarebbero stati tutti collegati a un giro di squillo tra via della Palazzina, viale Trento, via Emilio Bianchi e via Cairoli.
Gli imputati sono stati scoperti sette anni fa, in seguito all’aggressione in uno dei tanti appartamenti a luci rosse tra il centro e l’immediata periferia di Viterbo di una ex lucciola viterbese, all’epoca 19enne, che dopo anni trascorsi sulla strada aveva provato a fare la escort in casa.
“Facciamo sesso a quattro”
“Facciamo sesso a quattro”. È stato l’inizio di un incubo, una trappola di cui è rimasta vittima la prostituta, cui il salto di qualità è costato caro.
Il 13 agosto 2013, poco dopo mezzanotte, la giovane, finita in un brutto giro, è stata malmenata e minacciata in casa con un coltello da un “cliente”. Un romeno che, dopo averla sbattuta sul letto e averle messo un cuscino sulla faccia, ha tentato di rapinarla all’interno di un appartamento “a luci rosse” in via della Palazzina.
La vittima gli aveva aperto la porta pensando che fosse un cliente che voleva fare sesso a quattro con lei e due connazionali, anch’esse presenti, dalle quali era stata contattata poco prima per telefono e che in realtà erano complici dell’aggressore.
Sul posto è accorsa la polizia, dopo che le urla della 19enne hanno fatto scattare l’allarme. La giovane, in preda al terrore, ha cercato allora rifugio a casa di una coppia di vicini di casa romeni, genitori di una bimba di pochi anni. Ed è stato così che, piano piano, è emersa la verità. Marito e moglie erano i suoi “protettori”.
Un giro di prostituzione tra via della Palazzina, viale Trento, via Cairoli e via Emilio Bianchi, sfociato nel tentativo di farsi consegnare l’incasso dalla vittima.
Un giro per il quale sono finiti sotto processo davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei per tentata rapina nonché sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione due indagati – una delle giovani della “trappola del sesso a quattro” e il vicino di casa – mentre altre posizioni sono state stralciate.
“Mi procurava i clienti su internet e mi proteggeva”
Il vicino di casa, pochi mesi prima, prospettandole più lauti guadagni, avrebbe convinto la 19enne a prostituirsi a casa sua, situata sullo stesso pianerottolo, mentre la moglie, anch’essa prostituta, era in Romania. “Mi faceva da protettore, mi procurava i clienti su internet e garantiva che non mi facessero del male”, ha raccontato la parte offesa al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei.
“Con loro ci eravamo conosciuti per strada, dove esercitavo. La moglie era gelosa perché facevo prezzi più bassi. Allora mi hanno invitato ad alzarli per non rovinargli la piazza. Poi lui, quando la moglie è andata in vacanza in Romania, mi ha suggerito di esercitare a casa loro. In cambio avrei dovuto dargli una percentuale sugli incassi, per l’uso della stanza e del bagno”, ha spiegato.
L’imputato le avrebbe fornito anche un “portafoglio clienti”.
“Mi ha dato il cellulare della moglie, con tutti i suoi contatti. In pratica mi ha passato i clienti loro. Poi ha inserito i miei annunci su un sito per adulti. E mi faceva usare una stanza a casa loro. In cambio io gli lasciavo sul tavolo un tot per ogni prestazione, per un ammontare che andava dai 5 ai 50 euro al giorno, secondo il numero dei clienti”, ha proseguito la ragazza, oggi 24enne.
Tutto sarebbe filato liscio fino a quando lei non si è trasferita nell’appartamento adiacente.
“Mi ha messo un cuscino in faccia e un coltello alla gola”
“Il 13 agosto 2013 mi hanno cercata sul telefonino, da un numero anonimo, due altre prostitute, che sono venute a casa mia dicendomi che un loro cliente voleva avere rapporti con più ragazze. Quando ha suonato, però, l’ho riconosciuto. Era uno che mi aveva fatto del male quando esercitavo sulla superstrada. Dopo il rapporto, invece di pagarmi, mi aveva rubato 50 euro. Ho provato a chiuderlo fuori, ma le due complici mi hanno scaraventata all’interno e hanno chiuso le finestre. Poi lui mi ha sbattuto sul letto, mettendomi un cuscino in faccia e un coltello alla gola. Voleva i soldi: ‘Anche solo 50 euro, poi ti lascio perdere, ma mi devi dare qualcosa’”, ha concluso. E’ finita con l’arrivo a sirene spiegate delle pattuglie della volante.
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