Castel Sant’Elia – (sil.co.) – Sciarpe tarocche della Juventus e di altri club, assolta con formula piena la “sarta”.
Imputata la titolare di un laboratorio tessile del Viterbese. Parte civile la società bianconera, lo Juventus football club, che ha nominato un avvocato per i danni.
– Sciarpe tarocche, la Juve batte cassa
Il processo, scattato in seguito a una denuncia risalente a oltre otto anni fa, si è concluso ieri davanti al giudice Elisabetta Massini.
L’imprenditrice, che fino a cinque anni, quando è andata in pensione, ha gestito per 30 anni una fabbrica tessile specializzata in articoli sportivi – sciarpe, calzini, magliette, divise per le squadre e altro, lavorando spesso per la Lazio – era imputata di contraffazione e ricettazione.
Il primo reato è stato dichiarato estinto per prescrizione, mentre è stata assolta “perché il fatto non sussiste” dall’accusa di ricettazione.
Nei suoi magazzini, il 31 gennaio 2012, la guardia di finanza scovò decine di rotoli di sciarpe con la scritta “Forza nerazzurri”, “Forza bianconeri”, “Forza rossoneri” e i colori delle squadre dell’Inter, del Milan e della Juventus. Inoltre una decina di paia di calzini, 11 bandierine e 36 portachiavi. Nessun dubbio che fossero articoli di produzione propria, realizzati all’interno del laboratorio di Castel Sant’Elia, motivo per cui lo stesso pubblico ministero ha chiesto l’assoluzione dalla pesante accusa di ricettazione. L’accusa ha invece chiesto il non luogo a procedere dal reato di contraffazione.
Prescrizione a parte, durante il processo è emerso che le sciarpe, non avendo il marchio ma solo i colori delle società, sarebbero state regolari. Articoli, peraltro, vecchi di venti anni. Passati di moda, secondo la difesa, quando le squadre hanno cominciato ad aprire negozi ufficiali. E i tifosi non le hanno volute più. Ammucchiate su dei vecchi scaffali e coperte di polvere.
Le “prove di reato”, per la cronaca, in seguito alla sentenza, sono state restituite all’imputata, nel cui magazzino sarebbero rimaste stipate negli ultimi otto anni, quando già nel 2012 nessuno le voleva più.
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