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Vetralla - Carabinieri e polizia penitenziaria - I rilievi dei Ris effettuati subito dopo il colpo del 2016 sono stati incrociati con i dati di alcuni individui su cui si indagava nel 2019 - FOTO - VIDEO

Assalto a portavalori, banda smascherata dopo 4 anni grazie al Dna

di Francesca Buzzi
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Vetralla – Quell’assalto al portavalori messo a segno il primo febbraio del 2016 a Vetralla, sulla Superstrada all’imbocco con l’Aurelia bis, sembrava il colpo perfetto.

Tutto era filato liscio ai malviventi: la bomba finta piazzata per terrorizzare chi c’era, il maxibottino da un milione di euro più diversi assegni, la fuga riuscita in un lampo. Difficilissimo riuscire a smascherare i colpevoli, specialmente dopo giorni, mesi e poi anni di indagini senza una via d’uscita. Difficilissimo, ma non impossibile.

Ieri, durante una conferenza stampa congiunta, il comandante provinciale dei carabinieri Andrea Antonazzo e il comandante del nucleo investigativo della polizia penitenziaria Daniele Bologna, hanno illustrato i particolari dell’articolata attività portata avanti in questi anni.

“La svolta è arrivata verso la fine del 2019 – spiega il commissario coordinatore superiore Daniele Bologna – quando nel corso di altre nostre indagini, ci siamo trovati tra le mani alcuni elementi che sembravano ricondurre proprio a quel colpo al portavalori di quasi quattro anni prima”.

Indizi che, sommati alle prove raccolte dai carabinieri subito dopo i fatti, hanno gettato le basi di nuove e più approfondite indagini, stavolta congiunte tra i militari dell’Arma del nucleo investigativo di Viterbo e e la penitenziaria.

Carabinieri e polizia penitenziaria

Dopo altri dieci mesi, nell’ottobre scorso, il quadro cominciava ad essere molto più chiaro agli inquirenti che hanno capito il diretto coinvolgimento di due (ormai ex) guardie giurate della Securpol: l’autista del furgone assaltato a Vetralla e un altro uomo, che avrebbe fornito informazioni riservate per pianificare e mettere in atto il colpo. A questi si sarebbero aggiunte altre cinque persone considerate “esperte” in delitti del genere.

Ecco come andarono le cose quel 1 febbraio. Nel tardo pomeriggio, in località Cinelli (Vetralla) un furgone portavalori della Securpol Group srl, diretto a Fiumicino, è stato affiancato e poi bloccato da una Bmw poco prima di imboccare la rampa di uscita della Superstrada 675. Tre uomini, due armati di pistola e uno di fucile a pompa, piazzano una bomba sul parabrezza del portavalori, minacciando di fare esplodere tutto. Soltanto più tardi si scoprirà che l’ordigno era finto. 

Viterbo - Andrea Antonazzo e Daniele Bologna

Una delle due guardie giurate che viaggiavano sul furgone è stata fatta inginocchiare in mezzo alla strada, l’altra ha disattivato i sistemi di difesa passiva e ha aperto la cassaforte. Intanto gli automobilisti delle macchine di passaggio venivano fatti scendere e, anche loro, obbligati ad inginocchiarsi sulla carreggiata. Raccolto tutto il bottino i malviventi sono scappati a bordo della Bmw.

“I carabinieri arrivati subito sul posto hanno avviato le indagini immediatamente – ricorda il comandante provinciale dell’Arma Andrea Antonazzo -: ascoltando i testimoni, raccogliendo prove su prove e mettendosi sulle tracce dell’auto che si era dileguata”.

Poco lontano, infatti, la Bmw (risultata rubata) viene ritrovata piena di armi e munizioni: tre pistole, un fucile a pompa, giubbotti antiproiettili, un lampeggiante e una radio. Su tutto questo i carabinieri del Ris di Roma estrapolano tracce genetiche che vengono acquisite ma, inizialmente, sembrano non corrispondere ad alcun profilo già noto ai database delle forze dell’ordine.

Il portavalori assaltato

Quello che in gergo viene chiamato “match”, ovvero l’abbinamento perfetto tra le tracce trovate e l’individuo corrispondente, è arrivato diversi anni dopo, ovvero qualche mese fa, a riprova del fatto “che anche crimini di questo calibro, in genere quasi impossibili da smascherare, possono essere invece scoperti” come ci tiene a precisare Antonazzo.

“E’ stata una bella soddisfazione – aggiunge il comandante provinciale dei carabinieri -, perché si era trattato di un episodio molto scioccante, spaventoso per chi ci si è trovato. Con questa operazione abbiamo aggiunto un tassello in più alla sicurezza del nostro territorio”.

L’inchiesta, coordinata dai sostituti procuratori Massimiliano Siddi e Stefano D’Arma, ha portato infine all’arresto di due persone: C.S., un 51enne campano già in carcere a Mammagialla per altri reati simili e A.F., un 49enne originario di Roma ed ex guardia giurata, arrestato all’alba di ieri nella sua abitazione di Civitavecchia. Inoltre sono indagate a piede libero altre cinque persone tra cui, appunto, un’ulteriore ex dipendente della Securpol e altri quattro uomini con precedenti.

Uno dei fucili sequestrati

Le accuse sono, a vario titolo, rapina aggravata in concorso, detenzione e porto il luogo pubblico, aggravati, di armi comuni da sparo, porto in luogo pubblico di armi clandestine e alterate e ricettazione aggravata. 

Francesca Buzzi


Articoli: Assalto a mano armata a un portavalori nel 2016, due arresti tra cui una guardia giurata – La ricostruzione dei carabinieri: Minuto per minuto l’assalto al portavalori – La vicenda del 2016: “Scendete o vi facciamo saltare” –  Minacciano di far esplodere il portavalori e li rapinano – Armati di fucili e pistola rapinano – Assalto a portavalori


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12 dicembre, 2020

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