Viterbo – (sil.co.) – Ultrasettantenne rapinata a pratogiardino Lucio Battisti, dubbi sull’identità dello scippatore. Imputato un uomo di colore della Costa d’Avorio. Ma la vittima, che non lo ha visto in faccia, ai carabinieri disse che era di colore scuro, non nero. Era la mattina del 7 novembre 2013. A Viterbo ci furono cinque scippi in una settimana.
A processo davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei con la pesante accusa di rapina aggravata un giovane ivoriano, difeso d’ufficio dall’avvocato Remigio Sicilia. L’imputato nel frattempo si è reso irreperibile. In aula uno dei militari del nucleo operativo radiomobile della compagnia di Viterbo, intervenuto coi colleghi sul posto dopo l’allarme.
L’anziana, già ultrasettantenne sette anni fa, sarebbe stata colta di sorpresa alla spalle. “Ha spiegato di essere stata aggredita alle spalle da un uomo di colore, alto circa un metro e settanta, dalla pelle scura, ma non nera, tipo nordafricano. Lei avrebbe cercato di divincolarsi e trattenere la borsa, ma lo scippatore l’ha scaraventata a terra ed è scappato con la borsa, dentro la quale c’erano soltanto 30 euro e il telefono cellulare della poveretta”.
Proprio il cellulare avrebbe tradito l’imputato. “Abbiamo scoperto che era attivo con un’altra scheda, intestata a uno straniero residente a Roma, il quale lo aveva avuto dal figliastro che a sua volta ha detto di averlo ricevuto dall’imputato. Il ragazzo viveva nella capitale e non gravitava su Viterbo, mentre l’imputato all’epoca veniva a scuola a Viterbo”, ha detto il teste, spiegando come gli investigatori siano giunti all’identificazione del presunto rapinatore.
“Inoltre ci ha fornito un alibi falso, dicendo di trovarsi altrove con degli amici che invece hanno smentito la sua versione, confermando che quella mattina era a Pratogiardino”, ha proseguito.
Quando però il difensore Sicilia gli ha fatto notare che il colore della pelle dell’imputato è “nero, nero e non semplicemente scuro” e che l’anziana, in prima battuta, aveva riconosciuto all’80 per cento un marocchino di cui le era stata mostrata la foto, il militare ha dovuto ammettere: “Colta alle spalle, la signora disse di avere percepito che era giovane e il colore della pelle, ma senza averlo visto in faccia, quindi disse che non era in grado di riconoscerlo”.
A ciò si aggiunga il fatto che sui verbali si parla di un uomo di colore, “scuro ma non nero”. Si torna in aula l’11 maggio per sentire altri due testimoni, mentre difficilmente, a causa dell’avanzare dell’età, potrà essere ascoltata la versione della vittima.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY