– “Difficilmente si dimentica il volto di chi ti punta contro un coltello”.
A parlare in aula è il 18enne vittima di una rapina a Viterbo, a maggio dell’anno scorso.
Un giovane di pochi anni più grande lo avvicinò mentre andava a scuola di canto. Gli chiese prima una sigaretta, poi il cellulare. Voleva mandare un sms alla sua ragazza. Il ragazzo si rifiutò di prestargli il telefono: scrisse il messaggio sotto dettatura e lo inviò, nella speranza di liquidare lo sconosciuto. E invece se lo ritrovò in via Vico Squarano ad aspettarlo, dopo la lezione.
“Mi ha stretto un braccio intorno al collo – ha raccontato il 18enne davanti al giudice, con la voce tremante -. “Se non mi dai il cellulare ti ammazzo”, mi ha detto. Gliel’ho dato. Anche perché, nel minacciarmi, ha estratto un coltello a serramanico e me l’ha puntato all’addome”. Uno shock fortissimo per il giovane, che ha raccontato di aver perso completamente la salivazione nei giorni seguenti.
“Non riuscivo a pensare ad altro. L’ho rivisto qualche giorno dopo, fuori dal liceo che frequentavo, lo scientifico Ruffini. Per paura di incontrarlo di nuovo ho cambiato scuola. E’ già tanto se riesco a parlarne…”. E infatti, a un certo punto si è bloccato. Il nodo in gola si è sciolto in un pianto a dirotto. Dopo una breve pausa, ha descritto nel dettaglio il suo aggressore. L’ha riconosciuto subito. Non poteva dimenticarlo.
“Aveva gli occhi azzurri, una felpa grigia con una tasca davanti, il cappuccio alzato e, sotto, un cappellino con visiera. Parlava con un accento napoletano. Non avevo idea di chi fosse. L’ho cercato su Facebook e l’ho trovato”. Ai carabinieri, ha portato le foto del suo profilo e per il giovane è scattato l’arresto per rapina, porto ingiustificato di coltello e danneggiamento, per aver anche bucato le gomme della microcar della vittima.
Il ragazzo, dall’agosto scorso, è ancora agli arresti domiciliari. Il processo continua a febbraio.
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