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Viterbo - Il sindaco: "Fosse stato per me gli istituti avrebbero riaperto il 18" - Oggi tornano sui banchi gli alunni di materne, elementari e medie

Arena: “Scuola superiore, se i contagi peggiorano sono pronto a fare ordinanze restrittive anche dopo l’11 gennaio”

di Daniele Camilli
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Viterbo – “Fosse stato per me, le scuole superiori avrebbero riaperto in presenza il 18 gennaio. Farlo l’11 gennaio è una via di mezzo. Se però la situazione dei contagi peggiora sono pronto a fare ordinanze restrittive”. E c’è pure mancato poco che il sindaco di Viterbo Giovanni Arena non avesse fatto un ordinanza per rinviare l’apertura dei cancelli degli istituti superiori se la Regione avesse mantenuto la data del 7 gennaio, vale a dire oggi, quando a riportare gli studenti sui banchi saranno solo i comprensivi: materne, elementari e medie. In provincia di Viterbo i comprensivi sono circa una trentina. Di questi, 7 sono nella città dei papi.


Viterbo - Il sindaco Giovanni Arena

Viterbo – Il sindaco Giovanni Arena


Questa mattina riprenderanno le lezioni anche alle scuole superiori, ma a distanza. Come da mesi a questa parte. In attesa dell’11 gennaio, quando il 50% degli studenti potrà nuovamente essere in presenza. Secondo quanto disposto da ciascuna scuola. Tuttavia nel rispetto di quanto deciso da ministero e prefettura,, con doppio ingresso. Alle 8 di mattina, il 60% dei ragazzi previsti, e alle 10, il restante 40%. 

“Riaprire gli istituti superiori in presenza il 18 – spiega il sindaco Arena – avrebbe permesso di vedere le possibili conseguenze in termini di diffusione del contagio da Covid dopo le vacanze di Natale. Servivano 10 giorni per monitorare. Dieci giorni a partire dalla fine delle vacanze, cioè dall’epifania. L’11 è una via di mezzo. Se però i contagi dovessero aumentare, sono pronto a fare ordinanze restrittive, valutandole ovviamente con Asl e prefettura”.


Coronavirus - L'esecuzione di un tampone in una scuola

Coronavirus – L’esecuzione di un tampone in una scuola


Per gli istituti comprensivi, per il sindaco invece non ci sono problemi. “Nei comprensivi, le norme anti Covid sono applicate in maniera rigorosa – dichiara il sindaco -, come del resto anche prima della chiusura. Sono ogni giorno in contatto con il gruppo della Asl che si occupa delle scuole, e se si dovessero creare problemi siamo pronti”.


Viterbo - Primo giorno di scuola al istituto Paolo Savi

Viterbo – Studenti degli istituti superiori


Gli istituti superiori, quasi una ventina in tutta la Tuscia, di cui 6 a Viterbo, sono vere e proprie cittadelle, piccoli comuni all’interno di altri comuni. Con dirigenti scolastici che all’interno dei loro istituti rivestono un ruolo simile a quello di un sindaco. Con popolazioni studentesche che vanno da 700-800 studenti, fino a 1500 e oltre. Con problematiche legate a un mondo adolescenziale in continuo movimento e dove la presenza delle seconde generazioni, i figli dei lavoratori immigrati, rappresenta ormai un dato strutturale e di fondamentale importanza per il sistema scolastico italiano.


 

Viterbo - Primo giorno di scuola al istituto Paolo Savi

Viterbo – Studenti degli istituti superiori


“Io ero per rinviare l’apertura delle superiori al 18 gennaio – sottolinea Giovanni Arena -, per vedere quali potrebbero essere le conseguenze delle festività. Dovevano riaprire il 7, apriranno in presenza l’11. Vediamo quello che succede. Ma non c’è da stare tranquilli. Io ero per il 18, ma non mi è sembrato il caso di fare ordinanze di rinvio perché poi in qualche modo hanno trovato una via di mezzo e mi sono adeguato alle direttive regionali. Se la situazione dovesse però essere preoccupante, cioè dovessero aumentare i contagi da Covid, sarò pronto a fare ordinanze restrittive, valutandole ovviamente con la Asl e la prefettura. Come autorità sanitaria sono preoccupato”.

La preoccupazione maggiore? “Ci sono stati segnalati comportamenti durante le feste che non hanno rispettato le norme previste dal governo – risponde il sindaco -. Ci sarebbero state riunioni di diverse persone nelle case. Bisognava aspettare di più per vedere. E per vedere sarebbe stato necessario attendere una decina di giorni dalla fine delle vacanze, ossia il 18 gennaio. Per vedere se i contagi aumentano oppure no”.

Insomma, il sospetto è che durante le festività natalizie le persone potrebbero aver fatto un po’ come gli pare, spostando in casa quello che una volta si faceva in piazza. Festa. Anche nel silenzio più assoluto, perché in giro non c’era veramente nessuno e dalle finestre sembrava non volasse una mosca.


Viterbo - Il sindaco Giovanni Arena con alcuni studenti dell'Istituto Santa Rosa

Viterbo – Il sindaco Giovanni Arena con alcuni studenti delle superiori


Una scuola superiore che rischia di nuovo di fare da cavia, prima linea e rinculo rispetto alle conseguenze in merito al Covid successive alle vacanze. Estive prima e natalizie poi. Con una generazione di ragazzi e ragazze buttati in trincea senza tanti complimenti. Come in ogni guerra, perché quella al Covid è stata definita anche tale, che si “rispetti”. E con un corpo insegnante che mano mano che si va avanti, sembra sempre più addetto alla sorveglianza che alla docenza.


Viterbo - I tamponi anti Covid all'Istituto Paolo Savi

Viterbo – I tamponi anti Covid nelle scuole superiori


Per il sindaco di Viterbo, legati alla riapertura delle scuole superiori ci sarebbero pure altri tipi di problemi. Trasporti e mense innanzitutto. Per i primi pare ci sia speranza. Le seconde, invece, proprio non ci sono. Ci sono però gli studenti pendolari che quando faranno lezione nel pomeriggio, torneranno a casa la sera. Magari solo per cenare e andarsene al letto, lasciando ai più volenterosi l’onere di studiare la notte e dire addio, almeno fino alla prossima estate, a ogni ipotesi di tempo libero. 

“Bisogna vedere se il Cotral ha fatto corse per le ore 8 e per le dieci e se sono sufficienti – commenta Arena -. Ogni scuola decide per sé, ma mi auguro che questo periodo sia provvisorio. Perché chi viene dalla provincia ed è pendolare, entrando alle 10 e uscendo alle 16 verrebbe penalizzato sia per il tempo di studio che per quello libero e il pranzo. Sarebbe inoltre costretto a mangiare in classe, e le scuole superiori non hanno le mense. E poi quando in classe mangiano dieci, 15 persone, mantenere il distanziamento è difficile. Va trovata una soluzione che tuteli tutti, studenti e personale della scuola”.  

Daniele Camilli


– Simonetta Pachella (Istituto Orioli): “Sembra quasi di fermare un fiume in piena con le mani…” – Paola Bugiotti (Paolo Savi): “I ragazzi studieranno e mangeranno in classe e sul banco”

 

 

 


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7 gennaio, 2021

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