Viterbo – Tornano sui banchi gli alunni di materne, elementari e medie. “Abbastanza in sicurezza”, come ha detto Maria Grazia Chetta della segreteria della Flc Cgil di Viterbo. Nell’anno secondo del Covid. Nella città dei papi e in tutta la Tuscia, dove i comprensivi sono circa una trentina, 7 nel capoluogo. Dai 4-5 ai 14 anni. La fase scolastica precedente alle superiori per le quali da oggi è prevista solo la didattica a distanza. Per rivedere gli studenti dai 14 anni in su sui banchi, bisognerà aspettare l’11 gennaio. Al 50%, a turni e con due ingressi distinti. Uno alle 8 e l’altro alle 10 di mattina. Chi entra alle 8 tornerà a casa alle 2, chi varca la soglia alle dieci rivedrà amici e familiari a sera. Sicuramente dopo le cinque del pomeriggio. Come in una poesia di Lorca.
Una scuola elementare di Viterbo
“Gli istituti comprensivi – dice Maria Grazia Chetta della segreteria territoriale della Flc Cgil – vanno avanti come sempre e riaprono abbastanza in sicurezza. La situazione, tuttavia, non è delle più rosee, anche se è differente, e migliore, rispetto agli istituti superiori, dove ci sono ulteriori problemi come quello dei trasporti e ragazzi con una vita sociale più attiva”.
“Nei comprensivi, le norme anti Covid sono applicate in maniera rigorosa – ha dichiarato il sindaco di Viterbo Giovanni Arena -, come del resto anche prima della chiusura. Sono ogni giorno in contatto con il gruppo della Asl che si occupa delle scuole, e se si dovessero creare problemi siamo pronti”.
Viterbo – Maria Grazia Chetta della Flc Cgil
“Gli istituti comprensivi partono abbastanza in sicurezza – prosegue Chetta della Cgil – e non ci sono cambiamenti rispetto alla situazione pre natalizia. Con la comunità scolastica che ha fatto e sta facendo di tutto. Dalla scorsa estate, con norme e personale. Una situazione difficile anche negli istituti comprensivi. La comunità scolastica si è attivata al massimo, a partire dai dirigenti per rispettare protocolli e misure”.
Gli alunni a scuola
La difficoltà vera, spiega Chetta, è la gestione delle relazioni tra i bambini in spazi pensati per la socializzazione e non per il distanziamento sociale. “Con i bambini piccoli – dice infatti la segretaria della Cgil scuola, oggi in distacco sindacale ma essa stessa insegnante di musica all’istituto comprensivo di Capranica – è difficile mantenere un metro di distanza. Quando vanno alla mensa potrebbero esserci anche lì problemi di distanziamento. All’infanzia non portano la mascherina, ed è un’età dove è difficile dire a un bambino di non abbracciare l’amico. Le maestre stanno attente ma ci sono momenti della giornata in cui è problematico realizzare tutto questo”.
Daniele Camilli
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