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Scuola - Viterbo - La dirigente del comprensivo di Capranica e Vejano, Maria Luisa Iaquinta: "Gli istituti non svolgono più il proprio compito" - Ieri il ritorno in classe per gli alunni dai 3 ai 14 anni

“Hanno rubato un anno ai bambini e ai ragazzi di materne, elementari e medie…”

di Daniele Camilli
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Viterbo – “Un anno rubato”, così definisce l’anno scolastico la dirigente dell’istituto comprensivo di Capranica e Vejano, Maria Luisa Iaquinta. Quarant’anni e tra le più giovani dirigenti scolastiche d’Italia. Prima di diventare Ds, Iaquinta insegnava storia, geografia e inglese all’Ic di Capranica, 870 alunni in tutto. Dai 3 ai 14 anni. Materna, elementare e medie. “Non è colpa di nessuno – ha poi aggiunto la dirigente scolastica – ma di fatto ai ragazzi è stato rubato un anno”. Come la lettera nel racconto di Edgar Allan Poe.

Bambini e bambine che comunque sia ieri sono stati felici di tornare in classe dopo le vacanze di Natale. “Dobbiamo trarre insegnamento dagli alunni – ha commentato Iaquinta – dalla loro ostinazione e dalla loro allegria”. Sul fronte istituzionale, per la dirigente sta invece venendo a mancare tutto. Dal lavoro sui processi di socializzazione degli studenti fino alla capacità progettuale della scuola. “Da marzo dello scorso anno – sottolinea infatti Iaquinta – non mi definisco più dirigente scolastico, ma controllore del Coronavirus. Questo significa che la scuola non svolge più il proprio compito. La scuola è chiamata a stare sul territorio, ad interagire con il tessuto urbano, a fare dei progetti, a interfacciarsi con altre istituzioni. Tutte queste cose non le stiamo facendo. Stiamo facendo quello che si faceva una volta: leggere, scrivere e fare di conto”.


Capranica - La dirigente scolastica Maria Luisa Iaquinta

Capranica – La dirigente scolastica Maria Luisa Iaquinta


Preside Iaquinta, quali sono le difficoltà che incontra oggi un dirigente negli istituti comprensivi?
“La scuola dell’infanzia è un grado dove la socializzazione è tutto. Si persegue questo obiettivo. Ed è una cosa che con l’emergenza Covid è venuta completamente a mancare. Siamo sottoposti a una serie di restrizioni che anche gli alunni devono rispettare. Alunni che sono stati e sono bravissimi, ma subiscono pesantemente le conseguenze di questa situazione. Il problema della socializzazione si risente anche nelle scuole elementari e alle medie”.

In che modo tutta questa situazione mette in discussione i processi di socializzazione degli studenti?
“Ad esempio, la scuola che dirigo si caratterizza per l’indirizzo musicale. Adesso suonare per i ragazzi è difficilissimo. Devono suonare rivolti verso la finestra e con le porte aperte. Prima facevano un ora di strumento a persona, poi un’ora tutti quanti insieme. E non lo possono fare più perché non possono più stare insieme. Stare insieme significava accordare gli strumenti, creare una sinfonia e un modo per socializzare e confrontarsi dal punto di vista didattico. Poi, la mancanza di gite. Un’esperienza importante che viene meno. Non è la gita che si fa fuori porta con i genitori”.

Qual è l’importanza che una gita riveste per un bambino?
“Fare una gita con i propri compagni ha un’altra valenza. Fa sentire i ragazzi grandi, autonomi. Fanno la loro prima esperienza importante da soli e lontani dai genitori. Una gita li lega inoltre di più ai compagni e agli insegnanti. Li vedono anche da un’altra prospettiva. Agli occhi di un bambino fare una gita con la classe è una conquista. Poi ha una valenza didattica. I ragazzi vanno a vedere in pratica quello che hanno studiato sui libri”.


Scuola elementare

Una scuola elementare


Per quanto riguarda invece la sorveglianza in classe, come vanno le cose e come reagiscono i bambini?
“Noi siamo stati fortunati perché abbiamo avuto degli spazi e l’amministrazione comunale di Capranica non ci ha lasciati mai soli. E questo ci ha permesso di rispettare tutti i protocolli anti Covid. Poi i bambini la vivono male. Prima, in classe potevano togliere la mascherina. Adesso la devono portare per tutta la durata delle lezioni. Bambini di prima elementare con la mascherina per 8 ore. La stessa cosa vale per i ragazzi delle medie. E sono bravi e rispettosi delle regole. I più piccoli ci stanno dando un insegnamento, ma per loro è pesante. A quell’età gli alunni sono molto espressivi, si affidano molto al gesto. Ai bambini viene tolto il loro modo di esprimersi”.

Come se venissero messi a tacere…
“Esatto”.

Se lei, come dirigente scolastica, dovesse trarre un’insegnamento da questa situazione, quale sarebbe?
“Se dovessi trarre una lezione da questa triste situazione, la vado a cercare proprio nel comportamento dei nostri alunni che continuano ostinati e allegri di andare a scuola e rivedersi. Nonostante le restrizioni. Un grande insegnamento da parte dei nostri alunni”.


Gli alunni a scuola

Una scuola dell’infanzia


Dopo quasi un anno di emergenza Covid, e tenuto conto che ancora non si vede la fine, quali potrebbero essere secondo lei conseguenze sulla vita degli istituti comprensivi nel medio periodo?
“Da marzo dello scorso anno non mi definisco più dirigente scolastico, ma controllore del Coronavirus. Questo significa che la scuola non svolge più il proprio compito. La scuola è chiamata a stare sul territorio, ad interagire con il tessuto urbano, a fare dei progetti, a interfacciarsi con altre istituzioni. Tutte queste cose non le stiamo facendo”.

Che cos’è che non si fa più rispetto al passato?
“Tantissime cose che abbiamo messo in stand by, perché, per il rispetto delle norme anti Covid, non è più possibile farle. Ad esempio, avevo idea di chiedere un consiglio comunale all’interno della scuola oppure fare un giornalino d’istituto. Sta venendo a mancare tutto. Stiamo facendo quello che si faceva una volta: leggere, scrivere e fare di conto. Ma tutta quella progettualità che c’era, non c’è più”.

E’ come se le trasformazioni degli ultimi 30-40 anni fossero state azzerate…
“Azzerate, sì. Esattamente. Una scuola così come era 30 anni fa. Facciamo il minimo indispensabile, ma tutto il resto, comprese le attività pomeridiane, non si fa più. Sempre per lo stesso motivo di prima, il Covid”.


Acquapendente - La scuola elementare chiusa

Una scuola elementare


Questo stato di cose, continuando di questo passo, quali conseguenze potrebbe avere per l’istituzione scolastica in generale?
“E’ svilente. E’ una situazione svilente. La scuola è stata ridotta solo alla mattina. Non è più la scuola che siamo stati abituati a vivere negli ultimi anni. E come dirigente scolastico non posso farci niente. L’unica cosa che posso dire è che ai ragazzi questo anno di mancata formazione non glielo ridarà indietro nessuno”.

E quali potrebbero essere le conseguenze sui bambini?
“Gli alunni più colpiti saranno i ragazzi delle scuole medie perché vivono un’età molto particolare. Per loro sono gli anni delle prime uscite, della prima fidanzata o del primo fidanzato, le prime esperienze amorose. E tutto questo non lo stanno più vivendo. Una situazione che ai più grandi pesa un po’ di più a livello psicologico e penso che ci saranno delle ripercussioni importanti. Perché, allo stato di fatto, gli è stato rubato un anno. Per colpa di nessuno. Ma allo stato di fatto è un anno rubato”.

Gli istituti comprensivi preparano le nuove generazioni. L’emergenza Covid che segno potrebbe lasciare in vista del futuro nel tessuto sociale italiano?
“L’ideale sarebbe che la gente pensasse a quello che ci è stato tolto per poterlo apprezzare ancora di più. Sperando anche che ci sia ridato indietro. Cerchiamo di colorare di positività le cose. Bisogna imparare ad apprezzare la normalità e che non tutto debba essere dato per scontato. Vorrei tanto che il segno in vista del futuro sia questo. Poi non sarà facile. Anche perché ci sono alunni che stanno vivendo tutta questa situazione con un senso di frustrazione importante. Tant’è vero che ho subito attivato tutta una serie di sportelli psicologici a supporto dei ragazzi, delle famiglie e dei docenti”.

Daniele Camilli


Articoli: Maria Grazia Chetta (Cgil): “Scuola, primo giorno per materne, elementari e medie… abbastanza in sicurezza” – Arena: “Scuola superiore, se i contagi peggiorano sono pronto a fare ordinanze restrittive anche dopo l’11 gennaio” – Simonetta Pachella (Istituto Orioli): “Sembra quasi di fermare un fiume in piena con le mani…” – Paola Bugiotti (Paolo Savi): “I ragazzi studieranno e mangeranno in classe e sul banco”


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8 gennaio, 2021

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