Ismail Rebeshi
Viterbo – (sil.co.) – Banda di baby-pusher, fuori dal processo il boss Ismail Rebeshi e l’ex braccio destro Sokol Dervishi.
Le posizioni dei due albanesi condannati l’11 gennaio scorso per associazione di stampo mafioso sono state entrambe stralciate dal processo, davanti al giudice Silvia Mattei, in cui sono imputati per un presunto giro di spaccio presunti pusher che all’epoca dei fatti erano ventenni o poco più. L’ultima udienza si era tenuta alla vigilia di Natale a Mammagialla, per consentire il collegamento in videoconferenza dal carcere dei due imputati. In quell’occasione era stata già stralciata la posizione di Rebeshi.
Nel corso dell’udienza che si è celebrata questo venerdì in tribunale, il giudice ha dato incarico alla perita Maria Mammolo di trascrivere le intercettazioni che corroborano l’impianto accusatorio della procura. Il processo è stato quindi rinviato al prossimo 3 novembre.
Nel 2013, l’operaio albanese 35enne e il connazionale imprenditore di 38 anni avrebbero capeggiato una banda di quindici spacciatori di età compresa, oggi, tra i 25 e i 39 anni, trasformando un casale di Tre Croci in una sorta di “fortino della droga” per il consumo collettivo di marijuana.
Otto degli altri 13 imputati finiti a vario titolo a processo con i vertici di mafia viterbese sono italiani, giovanissimi, quasi tutti residenti a Vetralla, tra cui una ragazza di 28 anni. Ai vertici cinque albanesi e due romene.
Sokol Dervishi
Il processo si era aperto con un nulla di fatto davanti al giudice Silvia Mattei il 14 giugno 2019, quando Ismail Rebeshi e il futuro collaboratore di giustizia Sokol Dervishi erano da poco più di quattro mesi detenuti in alta sorveglianza dopo gli arresti per associazione di stampo mafioso del 25 gennaio 2019, su input della Dda di Roma, che ha sgominato una banda di criminali italo-albanesi, attiva a Viterbo tra il 2017 e il 2018.
Presunte menti del traffico sarebbero stati cinque albanesi, tra cui Rebeshi e Dervishi, e due donne romene, le compagne di Ismail e Sokol. Rebeshi, in particolare, sorpreso con una banconota da 20 euro falsa, è accusato di detenzione di soldi contraffatti. Sarebbero invece una trentina gli episodi di spaccio accertati dagli inquirenti.
Avrebbero venduto o ceduto droga a una vasta clientela, composta da giovani, tossicodipendenti abituali e non. Per lo più cocaina, ma anche altri stupefacenti. Piccoli quantitativi che, a volte, giungevano direttamente nelle mani del consumatore finale. Altre volte a intermediari che, poi, davano o vendevano la droga a terzi.
Il grosso concentrato sulla piazza di Vetralla, con frequenti trasferte a Viterbo e qualche escursione a Roma. Gli episodi di spaccio coprirebbero un periodo compreso tra il 2012 e il 2013, tra Viterbo, Capranica, Vetralla e la frazione di Tre Croci, Roma e Perugia.
La perita trascrittrice Maria Mammolo
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