Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Crac della discoteca - I giudici: "E' pacifico che ha pagato gli effetti della gestione precedente" - Pubblicate le motivazioni dell'assoluzione dell'ex consigliere comunale

“Chicco Moltoni non ha distratto un milione e 800mila euro del Perfidia”

Condividi la notizia:


Francesco Moltoni detto Chicco

Francesco Moltoni detto Chicco 

L'avvocato Samuele De Santis

L’avvocato Samuele De Santis

Viterbo – (sil.co.) – Bancarotta del Perfidia, ecco le motivazioni della sentenza con cui, lo scorso 6 ottobre, l’ex consigliere comunale Chicco Moltoni è stato assolto dal collegio del tribunale di Viterbo presieduto dal giudice Silvia Mattei (Giacomo Autizi e Elisabetta Massini a latere). 

Moltoni, difeso dall’avvocato Samuele De Santis, era accusato di avere distratto e occultato somme di denaro provento degli incassi relativi alla gestione della discoteca Perfidia sulla Cassia Sud, della Piano Alto srl dichiarata fallita a dicembre di nove anni fa, tra il 30 dicembre 2011 e il 17 maggio 2012, periodo durante il quale è stato amministratore della società. 

Oltre a lui, relativamente agli anni precedenti, a partire dalla stagione 2009-2010 fino alla sua nomina, è stato implicato nella vicenda anche il precedente amministratore, la cui posizione è stata stralciata in sede di udienza preliminare.

Al centro dell’inchiesta una somma complessiva di oltre un milione e 800 mila euro più 14mila e 500 euro dalla cassa contanti. 

“Emerge con evidenza – scrivono i giudici – che non può essere riferito a condotta dell’imputato la condotta distrattiva avente ad oggetto euro 1.856.452,88, somma che è relativa agli anni precedenti la gestione di Moltoni”. 

Con riferimento, invece, agli oltre 14mila euro della cassa contanti: “Ritiene il tribunale che non possa ritenersi certa la presenza della somma di euro 14.535,23 in cassa alla data della messa in liquidazione e vi sono anzi motivi per ritenere che detta somma fosse in realtà insussistente o, comunque, utilizzata per fronteggiare le varie esposizioni debitorie della società”.

Alla data del fallimento, il 5 dicembre 2012, la Piano Alto contava otto soci, tra cui Moltoni e il predecessore, entrambi al 10%. Secondo il, curatore, da un documento riepilogativo della gestione precedente a Moltoni, spillato al verbale dell’assemblea del 17 gennaio2012, sarebbero risultati dati difformi rispetto a quelli indicati in contabilità.

In particolare sarebbe risultato che, nella stagione 2009-2010, gli incassi effettivi ammontavano a un milione e 800mila euro, anzichè a poco più di un milione di euro, con una differenza per difetto di oltre 700mila euro. Nella stagione 2010-2011, invece, gli incassi effettivi sarebbero ammontati a oltre un milione e 300mila euro invece che a circa 570mila euro, con una differenza per difetto di oltre 800mila euro. Nella stagione 2011-2012, infine, gli incassi effettivi sarebbero stati superiori a 450mila euro anziché di poco superiori ai 130mila euro, con una differenza per difetto di oltre 300mila euro. 

Complessivamente, insomma, sarebbero stati dichiarati minori incassi per un totale di 1.856.452,88 euro.

Durante il processo il curatore, sentito come testimone, ha detto che la gestione Moltoni aveva “pagato gli effetti della precedente”. Lo stesso ha poi spiegato come “l’attività del locale discoteca nell’ anno era limitato ai primi 14 giorni, con un totale quindi di 3 o 4 serate e che dalla contabilità si evincevano una serie di prelievi in contanti di 950 euro ciascuno cui corrispondeva una riduzione della voce restituzione finanziamento soci”.

“E’ pacifico, in quanto detto dallo stesso curatore, che la gestione di Moltoni, peraltro di brevissima durata – si legge nelle motivazioni –  ha necessariamente scontato le modalità gestionali della precedente, cui difficilmente poteva porre riparo in cosi breve arco di tempo. Alla luce delle considerazioni esposte, ritiene il tribunale di dover pervenire all’assoluzione dell’imputato anche con rifermento a tale seconda parte della condotta distrattiva perché il fatto non sussiste”.


Condividi la notizia:
13 febbraio, 2021

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

   


 

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/via-sandro-pertini-strada-pubblica-chiusa-con-sbarra/