Viterbo – “Valuteremo il presidente del consiglio Mario Draghi appena inizierà a lavorare e rispondere alle proposte avanzate dai sindacati”. E’ il punto di vista del segretario regionale della Uil di Viterbo Giancarlo Turchetti rispetto all’incarico dato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’ex banchiere Mario Draghi. “Quello che è certo però – prosegue Turchetti – è che bisogna chiudere la stagione dei finanziamenti a pioggia e investire sul lungo periodo”. Tre cose che il segretario della Uil chiederebbe a Draghi per la Tuscia: infrastrutture, turismo e transizione energetica.
Il segretario della Uil Giancarlo Turchetti
Che ne pensa del presidente del consiglio incaricato Mario Draghi?
“Draghi è una persona autorevole e conosciuta da tutti. E una persona che a sua volta conosce molto bene l’Europa e i meccanismi che la caratterizzano. Credo possa essere la persona giusta. Credo. Poi, valuteremo Draghi nel momento in cui il suo governo inizierà a funzionare. I sindacati hanno avanzato a Draghi delle proposte. Aspettiamo risposte. E sulla base di queste daremo giudizi”.
Quali sono le proposte dei sindacati?
“Le proposte di Cgil, Cisl e Uil mettono al primo posto il lavoro. Innanzitutto con la proroga di licenziamenti e cassa integrazione fino alla fine dell’emergenza. Utilizzando anche i finanziamenti dei programmi dell’Unione europea previsti per gli ammortizzatori sociali. Poi c’è tutta la questione dei precari. Senza lasciare indietro nessuno. D’accordo con i ristori, ma abbiamo essere d’accordo anche per quanto riguarda le garanzie per i lavoratori. Garanzia di ritrovare il posto di lavoro a fine emergenza. Garanzie in vista del futuro con un piano di investimenti destinati anche ai lavoratori. Ci sono inoltre proposte che fanno riferimento alla scuola e alla sanità, così come alla transizione energetica. Se nulla sarà come prima, allora il modo di vedere le cose adesso dovrà essere necessariamente differente. Ripeto, è necessario fare tutto il possibile per non lasciare indietro nessuno. Le possibilità ci sono. Tutte”.
Ad esempio il Recovery plan…
“Certo. Con una cifra a disposizione, 212 miliardi di euro, pari a cinque manovre finanziare. Tutte insieme. Il governo ha a disposizione una cifra che nessun altro governo ha mai avuto in passato. Se non nel secondo dopoguerra. Questa cifra va spesa bene. E soprattutto là dove serve. Potenziando il sistema sanitario innanzitutto, che durante l’emergenza Covid ha mostrato tutta una serie di lacune, e facendo innovazione. Abbiamo la possibilità di rendere tutto migliore. Chiudendo una volta per tutto la lunga fase dei tagli. Adesso è arrivato il momento di investire. A sostegno di tutti. A partire dai lavoratori che, trasversalmente a tutte le categorie, sono stati quelli che più di tutti hanno pagato le conseguenze della crisi economica dovuta alla pandemia”.
Non teme però, come successo con i finanziamenti dati a pioggia tra marzo e settembre, 112 miliardi in tutto, e come la Uil stessa ha posto più volte in evidenza, che il grosso dei soldi previsti vadano a finire soprattutto sulle aziende e molto meno sui lavoratori?
“Noi abbiamo sempre detto che le aziende devono essere supportate perché se le aziende chiudono i posti di lavoro vengono meno. Ma è vero anche che i licenziamenti e le cassa integrazioni devono essere prorogate. E, ripeto, ci sono anche finanziamenti e strumenti europei che si possono utilizzare. Dobbiamo utilizzare tutti gli strumenti per far ripartire l’Italia. E lo dobbiamo fare il prima possibile. Anche perché la tensione sociale cresce di giorno in giorno. Ad esempio, se non si interviene sul blocco dei licenziamenti avremo un milione di posti di lavoro in meno. 500 mila li abbiamo già persi nei mesi precedenti. E con un milione e mezzo di posti di lavoro in meno, il problema sociale si pone. Per evitarlo le diseguaglianze si devono per forza ridurre”.
Viterbo – Un cantiere edile
La cassa integrazione, sussidi a pioggia e reddito di cittadinanza bastano secondo lei per affrontare la crisi da parte dei lavoratori o degli strati sociali più deboli?
“Per noi i sussidi a pioggia non devono più esistere. Dopodiché c’è bisogno di una riforma degli ammortizzatori sociali abbinata a politiche attive sul lavoro. I sussidi non hanno alcun senso se non sono abbinati a percorsi che possano inserire di nuovo le persone nel mondo del lavoro. Va inoltre separata la previdenza dall’assistenza, mettendoci in linea con gli altri paesi europei dal punto di vista pensionistico”.
Non crede che ci sia anche un problema di perdita di potere d’acquisto di salari e stipendi e che anche questa vada in qualche modo recuperata?
“Questo è uno dei problemi su cui i sindacati si battono da tempo, chiedendo il rinnovo dei contratti dei lavoratori. Ultimamente è stato rinnovato quello dei metalmeccanici con un aumento di 110 euro al mese. Rinnovare i contratti significa dare respiro alle retribuzioni dei lavoratori. Bisogna poi intervenire sulla fiscalità, pagando meno ma pagando tutti. In un Paese che vede una cosa come 110 miliardi di evasione fiscale”.
C’è poi il problema delle casse integrazioni pagate in ritardo…
“Sì, e questo è dovuto ad una macchina burocratica che probabilmente non era preparata a gestire così tante richieste come ci sono state nel giro di un anno. E questo ha determinato dei ritardi. Anche di un anno. Adesso però le procedure sono state velocizzate e il problema è minore”.
Giancarlo Turchetti
Il governo Draghi prevede di investire molto sulla transizione energetica. Cosa si aspetta per le centrali di Montalto, Torrevaldalica nord e Torrevaldalica sud?
“Lungo un tratto di costa di 20 chilometri ci sono tre centrali che vanno riconvertite. Nel farlo bisogna assolutamente tener conto dell’impatto sull’ambiente e il territorio. Dopo anni di carbone. Sindacati, associazioni, organizzazioni hanno fatto proposte diverse rispetto al turbogas, come avanzato invece da Enel. Il governo deve però cambiare prima il piano energetico, non più in linea con quello europeo e che prevede ancora l’utilizzo di fossili, così come la stessa Ue chiede di fare. Se una parte delle centrali deve essere destinata a gas, l’altra parte no. Una delle centrali può untare tutto sull’idrogeno verde, con un centro sperimentale, il fotovoltaico e l’eolico offshore. Fare tre centrali a gas in 20 chilometri è una cosa che i cittadini non vogliono”.
Cantieri bloccati, turismo inesistente e attività che chiudono. Come esce il lavoro nella Tuscia da un anno di Covid?
“L’emergenza Covid, dal punto di vista del lavoro, la Tuscia la pagherà caro. Gran parte dell’economia della Tuscia è caratterizzata dalla piccola e la media impresa, dal turismo, dai servizi e dall’agricoltura. Solo a Civita Castellana c’è un polo industriale che ruota attorno alla ceramica. Se diamo modo alle Pmi e alle realtà aziendali che lavorano con il turismo, avremo la perdita di diversi posti di lavoro. Il territorio della Tuscia è messo molto male e ripartire non sarà facile”.
Si aspettava la fine del governo Conte?
“Con la politica di oggi c’è da aspettarsi tutto. Però in momento così delicato serviva un senso di responsabilità maggiore. Per i sindacati la continuità di governo era ottimale per non perdere tempo e fare velocemente le cose. Per il sindacato è indifferente che ci sia Draghi oppure Conte. Il sindacato tratta con il governo, indipendentemente dal nome del presidente del consiglio. Adesso dobbiamo rimboccarci”.
Non pensa che la politica sia stata la vera assente di tutto questo periodo? E che, venendo meno la politica, possa venir meno anche la politica sindacale?
“La politica è venuta meno ormai da tanto tempo. La politica sindacale è invece quella di suggerire e incalzare i governi rispetto a quello che è meglio fare oppure no. E’ chiaro però che non decidono i sindacati, ma partiti e governo. I sindacati hanno fatto delle proposte unitarie”.
Lavoro
Invece, secondo lei, come ne escono democrazia e democrazia sui posti di lavoro da un anno di Covid?
“Questa pandemia ha colto tutti di sorpresa. Nessuno era preparato. E anche la gestione politica delle cose ne ha risentito. Tuttavia se serve qualche sacrificio per salvare delle vite umane, questo sacrifico va fatto. La vita innanzitutto. In alcuni casi non c’è stata democrazia, ma le persone hanno dimostrato di essere coscienti, rispettando le regole. E questa è stata, a suo modo, una bella prova di democrazia. I cittadini hanno dimostrato di stare alle regole, nell’interesse della salute di tutti”.
E per quanto riguarda la democrazia sul posto di lavoro? Non crede che la presenza di sindacati sul posto di lavoro si sia indebolita?
“No, non lo credo. I lavoratori sono coscienti del lavoro fatto dai sindacati fin dall’inizio della pandemia. Imponendo il blocco dei licenziamenti, gli accordi sulla sicurezza e la cassa integrazione. Il sindacato esce rafforzato da questo periodo. Se non ci fossero stati i sindacati tante cose non si sarebbero potute ottenere. E sono state tutte conquiste fatte confrontandosi con i governi”.
E’ stata avanzata anche la proposta di una cassa integrazione selettiva…
“Una proposta che non ha senso. In un momento come questo la cassa integrazione la devi dare a tutti. Tutti i lavoratori devono avere un minimo di reddito per andare avanti”.
Viterbo – Trasversale
Se dovesse chiedere tre cose a Draghi per la Tuscia, cosa chiederebbe?
“La prima cosa. Le infrastrutture. I collegamenti, indispensabili per rilanciare le attività economiche. Non possiamo più fare a meno della Trasversale fino a Civitavecchia, la cui importanza è riconosciuta da tutti. Servono poi i collegamenti veloci con Roma, soprattutto per quanto riguarda i treni. E’ inaccettabile passare ore e ore sui treni prima di raggiungere la capitale. La seconda è il rilancio delle attività turistiche, la forma naturale del nostro territorio. Quindi valorizzazione del termalismo e del patrimonio storico e artistico della Tuscia. Infine, la terza cosa che gli chiederei è la transizione energetica. Energia verde per Civitavecchia con il passaggio a idrogeno, fotovoltaico ed eolico offshore almeno per Torrevaldaliga nord. Ci sarebbero poi altre questioni importanti come ad esempio lo sviluppo della filiera agroalimentare, gli investimenti sulla sanità, gli investimenti sul settore dell’edilizia facendo ripartire il super bonus del 110%, gli investimenti sul commercio e i centri storici e quelli sul personale docente e Ata delle scuole. Queste sono le cose che vanno fatte per la Tuscia. Per la Tuscia occorre ripartire da capo e farlo con forza tutti quanti insieme”.
Daniele Camilli
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