Polizia e 118
Viterbo – (sil.co.) – Pallavoliste ferite in un terribile schianto sulla Cimina, a processo per lesioni stradali i conducenti delle due vetture coinvolte. Uno è il padre di una delle ragazze.
Vittime due quindicenni del Cv Volley che stavano tornando a Civitavecchia dopo avere giocato a Nepi una partita di Prima divisione. Ferita anche una mamma. L’incidente è avvenuto verso le 21 del 19 novembre 2017, una domenica sera, all’incrocio maledetto tra la Cassia Cimina e via Prato. Le ragazze sono finite una al policlinico Gemelli di Roma e l’altra all’ospedale viterbese di Belcolle.
Coinvolte due vetture. Una Fiat 500 che non avrebbe rispettato il segnale di stop, a bordo della quale viaggiavano le due atlete, sui sedili posteriori senza indossare le cinture di sicurezza assieme alla madre di una di loro, mentre l’altra mamma era davanti assieme al marito che era alla guida. E una Lexus, che avrebbe viaggiato sulla Cassia oltre il limite dei 50 chilometri orari previsti in quel tratto, guidata dal marito, con a bordo una coppia di sudamericani che stavano rientrando a casa a Ronciglione.
Oltre ad essere imputato, si è anche costituito parte civile il padre di una delle pallavoliste, la cui figlia ha riportato una frattura multipla delle ossa del bacino. L’altra si è fratturata una clavicola ed è rimasta ferita anche la madre, trovata dai soccorritori incastrata all’interno del portabagagli della 500, dove è stata sbalzata dopo il rovesciamento dei sedili posteriori a causa della violenza dell’urto.
Il processo, in corso davanti al giudice Giacomo Autizi, è entrato nel, vivo ieri con la testimonianza di due agenti della polstrada intervenuti assieme ai sanitari del 118, giunti sul posto con più ambulanze.
“I cinque lampioni all’incrocio con la Cassia erano come sempre tutti spenti, per cui era buio totale”, hanno spiegato, sottolineando che si tratta di una “situazione annosa”. Un tratto stradale estremamente pericoloso e a rischio incidenti per gli automobilisti. “E’ un incrocio dove avvengono spessissimo dei sinistri stradali e la causa è per lo più l’omessa precedenza”, hanno proseguito.
La polizia avrebbe trovato le quindicenni fuori della macchina, una sdraiata a terra che non riusciva a muoversi. Secondo la dinamica ricostruita dalla stradale, sarebbero state sbalzate fuori dell’abitacolo perché non indossavano la cintura di sicurezza, a causa della violenza dell’impatto, che ha fatto finire la Fiat 500 sull’isola spartitraffico.
Secondo la moglie dell’imputato, sarebbe stato il marito a tirare fuori la figlia, seduta sul lato sinistro, aprendo a fatica lo sportello, che era rimasto incastrato.
“Lei piangeva e si lamentava del dolore, il padre l’ha tirata fuori piano piano e adagiata sull’asfalto a un paio di metri. Non ricordo come sia uscita l’altra ragazza dalla macchina, perché in quel momento avevo occhi solo per mia figlia che non riusciva a muoversi”, ha detto la donna in aula.
Nessun dubbio, per l’accusa, che le tre passeggere sui sedili posteriori della 500 non indossassero le cinture. “Erano in tensione, arrotolate, se fossero state usate le avremmo trovate allentate”, hanno spiegato i poliziotti.
Entrambi gli imputati sono stati multati, il conducente della 500 per l’omesso rispetto dello stop e per eccesso di velocità il sudamericano. La difesa di quest’ultimo ha però sottolineato come si sia trattato di una supposizione, dal momento che la velocità non è stata rilevata, rivelando in udienza come la contravvenzione sia stata successivamente annullata in seguito al ricorso presentato dall’automobilista.
Al termine dell’udienza il processo è stato rinviato al 7 ottobre per sentire ulteriori testimoni. Un particolare curioso, che ha stupito lo stesso giudice: tra loro non ci sarebbe nessuno dei genitori delle altre ragazze della squadra, nonostante ieri sia emerso che dopo la partita di pallavolo una decina di vetture sarebbero ripartite tutte insieme, in colonna, alla volta di Civitavecchia.
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