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Civitavecchia - Il dossier di Legambiente sulla decarbonizzazione: "Va convertita in polo delle rinnovabili"

“Centrali a carbone, Torrevaldaliga nord è la prima in Italia per emissioni di gas serra”

di Daniele Camilli
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Viterbo – “La centrale a carbone di Torrevaldaliga nord è la prima in Italia per emissioni di gas serra, al 14° posto tra le aziende con maggiori emissioni climalternanti in Europa e tra le 30 aziende che emettono più gas serra al mondo”. Sta scritto nel dossier di Legambiente, “La decarbonizzazione in Italia non passa per il gas”.

La stessa cosa che pensano associazioni, sindacati e organizzazioni di categoria che a Civitavecchia, dove c’è la centrale di Torrevaldaliga nord, hanno messo in piedi da un paio di mesi un fronte del No contro l’ipotesi di realizzare due centrali a turbogas lungo il litorale romano. La terza è prevista a Montalto, Tuscia. Sempre a turbogas.


Civitavecchia - La centrale

Civitavecchia – La centrale


“Torrevaldaliga nord – riporta il dossier di Legambiente, occupandosi del “caso di Civitavecchia” – secondo gli ultimi dati prevenienti da Bruxelles, è al primo posto assoluto tra gli impianti italiani per emissioni, nel 2018 ha prodotto infatti 8,1 milioni di tonnellate di CO2: tra le 30 aziende che emettono più gas serra nel continente, 22 sono impianti termoelettrici e tra questi, la centrale di Torrevaldaliga nord, oltre ad essere prima in assoluto per l’Italia e al 14° posto tra le aziende con maggiori emissioni climalteranti in Europa”.

“Nel Lazio – prosegue Legambiente – secondo il registro europeo delle emissioni E­prtr, su 11.409.000 di tonnellate di CO2 derivante da 9 impianti di produzione energetica da fonti fossili, il 78% provengono dalla centrale Torrevaldaliga nord di Civitavecchia, l’11,2% del totale nazionale”.

Per uscire dal carbone, Enel, per quanto riguarda Torrevaldaliga nord e Montalto, così come Tirreno Power per Torrevaldaliga sud, hanno proposto progetti che prevedono il passaggio delle tre centrali al turbogas.


Civitavecchia - Navi si avvicinano al porto

Civitavecchia – Navi si avvicinano al porto


La centrale elettrica turbogas è un impianto industriale per generare energia elettrica mediante l’utilizzo di un motore a combustione interna turboespansore alimentato a gas o gasolio.

Enel ha presentato un progetto per Montalto, centrale ferma, da 600 megawatt e un altro per Torrevaldaliga nord di 1680 megawatt. L’ipotesi di Tirreno Power per Torrevaldaliga sud dovrebbe invece riguardare 1200 megawatt. Prevista pertanto, sul litorale laziale, una potenza complessiva di 3600 megawatt. 

Progetti presentati sulla base del piano energentico nazionale del 2019. Soltanto che l’anno dopo, l’Unione europea ha approvato un suo piano, chiedendo agli stati aderenti di adeguarsi, che punta ad investire non più sul turbogas, ma su idrogeno ed energie rinnovabili. Tant’è vero che il fronte del No, di cui fanno parte anche Cgil, Uil, Cna, comitati e comune di Civitavecchia con in testa il sindaco Ernesto Tedesco, ha proposto un piano che punta a riconvertire Torrevaldaliga nord in un centro sperimentale per l’idrogeno, mixato con eolico offshore e fotovoltaico. Come ha già chiesto Legambiente stessa. Se dovesse affermarsi, sarebbe il primo progetto del genere in Italia. Servirebbe tuttavia un passaggio importante. Il governo dovrebbe adeguare il piano energetico nazionale a quello europeo. Passo che, se dovesse essere fatto, come chiedono sindacati e fronte del No, con una certa probabilità ostacolerebbe non poco la realizzazione delle centrali a turbogas lungo la costa. 


Montalto - L'ex centrale Enel

Montalto – La centrale


Tutti d’accordo, dunque, ad uscire dal carbone. Come richiede Europa. La proposta di Enel e Tirreno Power è quella di farlo con il turbogas. Come ammette anche il piano energetico nazionale del 2019. Quella del fronte del No, con l’idrogeno. Come richiede invece il piano energetico europeo del 2020.

“La centrale a carbone di Civitavecchia – commenta il dossier di Legambiente – è il nemico del clima numero uno nel Lazio per l’inquinamento che provoca nel suo territorio e per l’enorme portata delle emissioni climalteranti che scatena. Torrevaldaliga va spenta e convertita in polo delle rinnovabili, con torri eoliche, fotovoltaico e sistemi di accumuli in grado di rispondere alle esigenze di produzione, ma anche di sicurezza e flessibiità della rete. Non nell’ennesima centrale a gas”.

“Per Legambiente – prosegue l’associazione ambientalista – la riconversione ecologica della centrale di Civitavecchia non può che passare da un polo a fonti rinnovabili, fatto dall’insieme di eolico, solare fotovoltaico e sistemi di accumulo, in grado di rispondere alle esigenze energetiche del Paese ma anche di dare una nuova opportunità di sviluppo al territorio, così come sta avvenendo in molti altri Paesi europei e americani. Inoltre, i dati dimostrano ampiamente come per affrontare questa fase di transizione non sia assolutamente necessaria la realizzazione di nuove centrali a gas, rese economicamente vantaggiose dal nuovo sussidio del capacity market. La centrale a carbone, per poco più di un decennio, ha emesso la stragrande maggioranza delle emissioni nel Lazio, devastando qualità dell’aria e salubrità nel territorio dove è sorta: la sua accensione è stato un gravissimo errore, oggi convertirla a centrale a gas significherebbe perpetrare quell’errore, condannando l’area ad ospitare la produzione energetica da fonti fossili per tanti lustri ancora”.


La centrale di Montalto

La centrale di Montalto


Legambiente chiama in causa pure la Regione Lazio. “Un ruolo importante anche quello della Regione Lazio affinchè promuova un territorio Fossil free, contribuendo alla lotta contro la riconverione a gas proponendo politiche innovative e sostenibili. A tal proposito la Regione Lazio, dovrebbe scrivere e sottoscrivere, nel suo Piano energia, l’assoluta necessità di un polo energetico sostenibile, ma anche fare ricorso a un piano di sviluppo delle rinnovabili che tenga conto delle nuove frontiere su comunità energetiche e autoconsumo collettivo, individuando aree idonee allo sviluppo del fotovoltaico tra aree marginali e dismesse e anche integrato con l’agricoltura, così come puntare su piani di efficienza energetica spingendo riqualificazioni edilizie almeno in classe B, approfittando anche del super bonus del 110% e sulla mobilità sostenibile”.


Civitavecchia - Nave al porto

Civitavecchia – Il porto


“Così facendo – conclude Legambiente parlando del “caso di Civitavecchia” – si potrebbe mirare a trasformare la regione in un modello innovativo, in grado di valorizzare i territori, le loro economie locali, creando nuovi posti di lavoro. Non sottovalutando inoltre il ruolo del gas verde, ovvero dell’idrogeno, che potrebbe portare tutto il territorio ad una vera e propria rivoluzione che coinvolgerebbe l’intera città di Civitavecchia, il settore della mobilità, l’occupazione industriale, il porto, la valorizzazione del paesaggio e il turismo di prossimità oltre al tema della salubrità dell’aria”.

Daniele Camilli


Articoli: Turbogas, nasce il Fronte del “No” alle centrali“Tre centrali a turbogas tra Montalto di Castro e Civitavecchia” 


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15 marzo, 2021

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