![]() Valerio De Nardo |
– Giungono tre notizie che danno il tono alla Tuscia per la fine dell’anno e l’inizio del nuovo: cessano le deroghe ai valori di arsenico tollerabili nell’acqua; il ministro Clini intende portare i rifiuti di Roma anche a Viterbo; l’aeroporto non si farà.
Possiamo fare molte considerazioni intorno a questi “eventi”, ma se proviamo a prenderli come “segni” del passaggio al nuovo anno, possiamo ipotizzare che il 2013 sarà durissimo per il Viterbese.
Per quanto riguarda l’arsenico veniamo a scoprire che decine di gesti quotidiani ai quali siamo abituati diventano comportamenti a rischio salute. E se ciò può sembrare ipocrita o paradossale, è pur vero che il principio di cautela non possa venir meno e indurre all’indifferenza o alla leggerezza fatalistica.
Tutti noi dobbiamo fare i conti con questa situazione. Il nuovo governo regionale, quale che sia, dovrà invece rimediare all’inerzia ed all’ignavia di quelli che l’hanno preceduto cullandosi tra le comode onde delle deroghe ai parametri comunitari. L’emergenza, ancora una volta, costringe alle scelte.
La notizia che il dottor Clini, ministro di un governo dimissionario, intenda portare i rifiuti di Roma anche a Viterbo è il segno di una modalità relazionale tra i territori e l’area metropolitana, nella quale si può vedere plasticamente a chi spetti il ruolo di discarica. Il più alto burocrate del ministero dell’ambiente, promosso protempore al rango politico in veste tecnica, viene dotato dalla legge di stabilità del potere di instaurare nuove servitù, ancora una volta in nome dell’emergenza. Quando si dice dei paradossi: affrontiamo le emergenze con gli strumenti della stabilità!
Così come fu l’emergenza Ciampino a dettare la bella favoletta dell’aeroporto viterbese. A chi non ci ha mai creduto, la nuova conclusione della storia che oggi si narra appare come un semplice ritorno alla realtà.
Quel che lascia davvero perplessi è la disinvoltura con la quale gli attori in commedia che per anni si sono esibiti nel decantare le magnifiche sorti e progressive dello scalo viterbese, oggi continuino a usare lo stesso argomento ribaltandolo come una clava sui propri avversari. Ma piuttosto che buttare la responsabilità addosso agli altri, non sarebbe forse meglio guardare al deserto che si è creato in questi anni?
Un deserto costellato di territorio violentato. Nel capoluogo l’economia centrata su rendita fondiaria e cemento ci lascia case vuote e mercato immobiliare depresso. L’occupazione nell’edilizia è in calo verticale e non esiste in campo alcuna politica utile a riconvertire il settore verso la manutenzione e la riqualificazione dell’esistente.
A Civita Castellana vengono a scadenza decine e decine di trattamenti di cassa integrazione guadagni, redditi che sfumano, ricchezza che evapora, mentre deperisce un sistema industriale, anche in questo caso privo di politiche di vantaggio in termini energetici e di sostegno alle riconversione e alla innovazione.
Il settore pubblico offre la vicenda emblematica dei precari della Provincia, donne e uomini che dall’oggi al domani non avranno più stipendio, ma offre anche l’azzeramento degli investimenti pubblici sul territorio.
Emergenze: ecco cosa ci lascia in eredità l’anno trascorso, nel quale se ne è andato Lucio Dalla. L’anno che sta arrivando, fra un anno passerà, se ci stessimo preparando, sarebbe questa la novità.
Valerio De Nardo
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