– Lo ha minacciato con una pistola giocattolo per non pagargli un furgone.
L’uomo, originario di Gallese, imputato per rapina ed estorsione, è stato condannato ieri a un anno dal tribunale di Viterbo.
Parte civile al processo, un suo conoscente albanese che, nel 2008, vendette il suo furgone all’imputato. Lui di lì a poco sarebbe tornato in Albania per accudire la madre malata e, comunque, non usava più quel furgone da tempo.
Settemila e duecento euro il prezzo. Ma una volta emessa la fattura, l’acquirente sparì. L’altro gli chiese più volte di saldare. Lui, per tutta risposta, minacciò di sparargli in bocca con una pistola scacciacani, del tutto simile a un’arma vera.
Ieri, la conclusione del processo. La difesa, rappresentata dall’avvocato Valerio Panichelli, ha rovesciato completamente le accuse. “Se il proprietario del furgone ha continuato a cercare l’imputato, non doveva avere così paura di essere minacciato. Non ha mai smesso di telefonargli, né di presentarsi al suo negozio. Non è che l’estorsione era al contrario?”.
Il pm Renzo Petroselli ha chiesto la condanna a quattro anni e 3mila euro di multa. La parte civile ha aggiunto una richiesta di pagamento dei 7mila euro pattuiti, più 20mila euro di risarcimento danni e una provvisionale da 5mila euro.
Il tribunale di Viterbo (collegio presieduto da Gaetano Mautone, a latere Eugenio Turco e Rita Cialoni) ha alleggerito l’accusa in violenza privata, condannando l’imputato a un anno e al risarcimento danni in favore della parte civile.
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