Riceviamo e pubblichiamo – Egregio direttore,
abbiamo letto l’intervista doppia fatta a Filippo Rossi e ad Alfonso Antoniozzi pubblicata sul suo giornale.
Legittimo che, entrambi, coltivino aspirazioni politiche e ritengano utile mettersi a disposizione della città offrendo una proposta amministrativa.
Ciò che però risulta inaccettabile è l’approccio utilizzato per spiegare le ragioni della loro ‘discesa’ o ‘salita’ in campo (crediamo che Rossi, montiano doc, apprezzi più la salita che la berlusconiana discesa).
Per chi come noi vive sulla propria pelle l’oggettiva difficoltà di amministrare gli enti locali nell’ambito di ristrettezze economiche sempre più insostenibili, fa sorridere la sicumera con la quale la coppia Rossi – Antoniozzi affronta il tema della programmazione culturale.
Una sicumera che fa tanto rima con superficialità e con una pressoché scarsa conoscenza dei meccanismi della pubblica amministrazione.
Certo, a parole tutto è possibile, le tante idee degne di considerazione quando si affronta la campagna elettorale sul solo terreno della propaganda, sembrano legate unicamente ad una concreta volontà di realizzazione.
Poi però, quando dalla propaganda ci si cala nell’amara realtà dell’attività amministrativa e ci si deve confrontare con la triste legge dei numeri, con bilanci ridotti all’osso e tagli sempre più consistenti destinati ad abbattersi principalmente proprio sul comparto culturale, allora ci si rende conto che la volontà da sola non può bastare per tradurre le idee in pratica.
Ci spiace veramente che Antoniozzi abbia dichiarato di non conoscere la rassegna culturale “Incontri Gentili” che per due anni consecutivi la Provincia ha organizzato con successo, durante il periodo estivo, nel cortile di palazzo Gentili.
Questa rassegna infatti è nata dalla felice sinergia che si è creata sul territorio fra la provincia, i comuni, le associazioni culturali, i vari gruppi che promuovono cultura ad ogni livello.
La provincia ha messo a disposizione uno spazio nel cuore del centro storico di Viterbo, nella centralissima via Saffi, trasformandolo in un terreno di incontro e di aggregazione, a disposizione della cultura intesa nelle sue massime espressioni.
Se Antoniozzi non è mai venuto a conoscenza della rassegna forse è perché, essendo impegnato a livello internazionale, non è parte integrante del prezioso tessuto culturale, locale e provinciale: quel tessuto composto di tante straordinarie realtà, impegnate quotidianamente sul territorio per realizzare prodotti culturali di qualità e con le quali la provincia mantiene un dialogo costante e proficuo.
Purtroppo, tranne rare eccezioni, e ci riferiamo in particolare alla Banca di Viterbo e ad Unindustria, non abbiamo riscontrato da parte degli istituti di credito o di altre realtà economiche e produttive della Tuscia, da noi notevolmente sollecitate, alcun interesse alla crescita culturale del territorio.
Nessun sostegno è mai arrivato a compensare la carenza di risorse pubbliche, ma nonostante ciò le principali manifestazioni culturali della provincia sono riuscite a mantenere un livello qualitativo elevato.
Vorremmo ricordare ai nostri illustri ‘professori’ (il termine ormai calza a pennello per quanti amano mettere in bella mostra le proprie competenze tecniche e la loro presunta superiorità intellettuale) che se sul territorio è ancora possibile programmare la cultura e assicurare un sostegno a tutte le realtà che operano nel settore, è grazie all’azione di coordinamento svolta dalla provincia che, attraverso un apposito bando, veicola le risorse disponibili sulla promozione e valorizzazione degli eventi più importanti e prestigiosi.
Cari Rossi e Antoniozzi, se avete la bacchetta magica siate dunque i benvenuti.
Sapendo bene però che la facoltà di fare miracoli non compete al genere umano, vi consigliamo calorosamente di contenere la vostra ‘superbia intellettuale’.
Quando anche voi sarete scesi dai pulpiti, avrete lasciato le vostre cattedre e sarete entrati – forse, se gli elettori vi accorderanno la propria fiducia – a far parte di quella ‘casta politica’ tanto disprezzata e denigrata ma mai così affollata, vi accorgerete che amministrare un ente non è proprio come organizzare una rassegna culturale.
Sarete chiamati a confrontarvi con i problemi dei cittadini che sono molteplici e non attengono certo alla sola sfera culturale: ma soprattutto dovrete trovare le risorse necessarie per far quadrare i bilanci e poter realizzare i tanti buoni propositi che animeranno la vostra campagna elettorale.
Vi accorgerete allora che chiamarsi Rossi o Antoniozzi non sarà poi così diverso dal chiamarsi con il nome di qualsiasi altro amministratore locale.
Tutti siamo necessari, nessuno è indispensabile. Questa massima, cari amici intellettuali, non vale solo per i politici.
Marcello Meroi presidente della provincia
Giuseppe Fraticelli assessore alla Cultura
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