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L'alambicco di Antoniozzi - Un via vai di politici nazionali rendono ora Viterbo il centro del mondo, e poi?

Che burletta la sfilata della nova parentela

di Alfonso Antoniozzi
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Alfonso Antoniozzi

Alfonso Antoniozzi

– “Che burletta la sfilata della nova parentela tolta in prestito, a mesata”.

Così il pragmatico Pinkerton commenta, nella Madama Butterfly di Puccini, l’arrivo dei parenti di Cio Cio San, la sua futura sposa, alla festa di matrimonio. Ben sapendo, ovviamente, che il matrimonio non è altro che una burletta, appunto, destinata a finire una volta consumate le nozze.

La povera Cio Cio San, partito Pinkerton, rimane sola, senza un soldo in tasca e per di più con un bambino da crescere. Alla fine dell’opera arriva la vera moglie di Pinkerton, le toglie anche il bambino e lei ovviamente si ammazza, in puro stile pucciniano.

Ecco, quando a pochi giorni dalla consultazione elettorale la nostra città (come del resto molte città d’Italia) ferve di visite da parte di parenti illustri giunti dalla Capitale, a me viene sempre in mente questa frase dei librettisti di Puccini, Luigi Illica e Giuseppe Giacosa: che burletta la sfilata della nova parentela.

Puntuale come la morte e le tasse, ecco la passeggiata di Massimo D’Alema venuto a portarci la sua inequivocabile carica di umanità e di innata simpatia, a braccetto con il candidato o con i candidati locali nella speranza di racimolare qualche voto in più per il centrosinistra in un territorio che per quella parte politica non è mai stato troppo generoso coi suoi voti.

Monti invece non passeggia molto ma, in puro stile Angiolo Silvio Novaro, si rallegra dei depositi traboccanti di nocciole pronti a trasformarsi in invitanti delizie e blandisce la popolazione dicendo di esser rimasto colpito da Santa Rosa tanto da voler tornare e fermarsi addirittura una settimana, come farebbe un ospite impeccabile di fronte ai suoi anfitrioni: signora, che bel salotto che ha, e guardi che centrini! Li ha fatti lei? Brava! Mi deve assolutamente dare la ricetta della sua torta di mele, squisita davvero. Arrivederci adesso.

Arriva Grillo e ci racconta il suo modo di far politica dal basso: sostenitori dell’uomo politico e fans del comico sono soddisfatti.

Arriva perfino Bobo Craxi a raccontarci il nuovo volto dei socialisti italiani, e forse anche a rammentare ai più che questa formazione politica sopravvive tuttora. In città anche Fini e Alfano

E poi? Verrà Berlusconi? Non verrà? Chissà? E Vendola? E Di Pietro?  Madonna quanti ospiti! Pilotiamoli allegramente verso la parte visibile della città, presto, nascondendo la sporcizia sotto il tappeto e copriamo di corsa le crepe strutturali con un quadro. Non avendo denari per dare una “sfulinata” è il massimo che possiamo fare. Tanto non se ne accorgono mica.

Che bello. Per un po’ ci pare di essere davvero l’ombelico del mondo. Tra un mese torneremo a essere quello che eravamo, ossia praticamente dimenticati: una provincia della provincia dell’Impero. Come la povera Cio Cio San: incinta, svergognata e senza neanche più il figlio come caro ricordo della notte con Pinkerton.

Ricordo le campagne elettorali di una ventina di anni fa, quelle che non venivano fatte nei salotti o nei teatri ma nelle piazze, quelle dove i candidati locali e nazionali parlavano da un palchetto montato in piazza delle Erbe o davanti al Comune, senza servizi d’ordine, senza cordoli e col rischio di un contraddittorio serio proveniente dalle piazze, talvolta condito da fischi e pernacchie. La politica sembrava addirittura una cosa viva.

Adesso non solo sembra di assistere a una versione autoctona di Porta a Porta, ma di fatto con la legge elettorale che ci tocca non possiamo neanche scegliere quale sia il nostro candidato: votiamo ciecamente un ideale, soprattutto visto che i programmi di governo nella maggior parte dei casi sono incomprensibili se non del tutto assenti.

Ma quale ideale? C’è chi vota convinto a sinistra, c’è chi vota convinto a destra, c’è chi vota convinto al centro, c’è chi vota a favore e chi vota contro. La politica nazionale ormai è un po’ così: siccome la maggior parte della gente, per colpa di un sistema talmente involuto che avrebbe messo in scacco anche i bizantini, non ci capisce davvero più nulla e siccome si vota per nomi decisi dalle nomenclature dei partiti, famo a fidasse e passa la paura.

Se non si vota per un ideale, si vota per un personaggio, il che francamente a me da i brividi perché alla teoria dell’uomo della provvidenza, dell’uomo forte, del conducator non ho mai creduto, credo piuttosto in un progetto condiviso e, possibilmente, condivisibile. E poi, diciamocela tutta, il conducator a noialtri italiani non ha mai portato troppa fortuna.

Finita quest’orgia elettorale che francamente auspico termini presto, partirà quella delle elezioni comunali, dove prendere una decisione sarà relativamente più semplice: i risultati in una città piccola come la nostra sono sotto gli occhi di tutti, e se ci piace quello che ha fatto la giunta precedente la riconfermiamo, altrimenti scegliamo di cambiare.

E grazie al cielo, se la parte che sceglieremo di votare non lavorerà come ha promesso o come ci aspettavamo che lavorasse, se la scelta non darà i risultati sperati, avremo sempre la possibilità di incontrare uno dei nostri votati (quelli sì, scelti da noi) senza cordoli di protezione, e dirgli serenamente in faccia: ma se po’ sape’ che ve pagamo a fa’?

Alfonso Antoniozzi


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3 febbraio, 2013

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