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Tribunale - Violenza sessuale - Spunta un'altra ex dipendente che accusa di molestie il datore di lavoro - La vittima: "Mi chiamava chiappe d'oro"

“Si strusciava dietro il bancone del bar e mi chiedeva foto particolari”

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Bassano Romano – (sil.co.) – Denuncia il titolare del bar in cui lavora e al processo racconta: “Mi chiamava ‘chiappe d’oro’ davanti agli avventori brilli, diceva a tutti che avevo un bel culo e un giorno che eravamo soli mi ha toccato i genitali, cercando di baciarmi e farmi tirare giù i pantaloni”. 

Ma all’udienza di ieri del processo in cui l’imprenditore è accusato di violenza sessuale, l’allora fidanzata e attuale compagna, una 31enne, ha difeso strenuamente l’imputato.

“Lei ha lavorato al bar per una settimana poi si è licenziata portandosi via i soldi dell’incasso della serata del carnevale estivo di Bassano Romano. Proprio in quei giorni, io e lui stavamo traslocando nella casa dove siamo andati a convivere e dove viviamo tuttora con il nostro bambino”, ha detto.

“Le cose sono due – ha commentato il pubblico ministero Massimiliano Siddi – o siamo di fronte a una falsa testimonianza oppure è un caso di calunnia”.

Un’altra ex barista, nel frattempo, accusa: “Mi si strusciava addosso dietro il bancone e chiedeva foto particolari per messaggio”. 


Il pm Massimiliano Siddi

Il pm Massimiliano Siddi


La presunta vittima, una 22enne che si è costituita parte civile con l’avvocato Domenico Gorziglia, è stata sentita in aula il 7 gennaio 2020, alla prima udienza del processo ripreso ieri davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini.

Avrebbe lavorato come barista soltanto dieci giorni, dal 4 al 14 agosto 2017, licenziandosi 48 ore dopo le avances indesiderate del 12 agosto di quattro anni fa.

L’ex datore di lavoro l’avrebbe messa all’angolo “nel corridoietto tra la cucina open space e il punto slot machine”, mettendole le mani addosso  e invitandola a spogliarsi per toccarle il sedere “mentre io gli dicevo che era anche fidanzato e facevo resistenza”.


La compagna: “Avances impossibili, stavamo traslocando”

“Impossibile – ha detto la convivente dell’imputato – il 12 agosto il mio compagno era a casa della madre a preparare gli scatoloni per il trasloco, il 13 agosto ci siamo trasferiti a casa nostra e il 14 agosto siamo partiti per passare ferragosto sulla costiera amalfitana. Il 15 agosto mattina lei ci ha mandato un messaggio per dire che aveva preso tutto l’incasso e che avrebbe dato le chiavi del bar a qualcuno. Il 16 agosto siamo rientrati e la mattina del 17 agosto siamo tornati al bar”.


L’altra ex barista: “Si strusciava e mi chiedeva foto particolari”

Oltre alla compagna dell’imputato, ieri è stata sentita un’altra ex barista, oggi 23enne, che avrebbe lavorato per l’imputato circa un anno, 8-10 ore al giorno, per 500 euro, fino alla fine di  luglio 2017. “Lui si strusciava quando eravamo insieme dietro al bancone, pensavo fosse per caso, poi ha cominciato a mandarmi messaggi espliciti, in cui mi chiedeva anche delle foto ‘particolari’. E’ andato avanti così per 3-4 mesi, poi ha smesso quando mi sono fidanzata”, ha raccontato la testimone. 


La vittima: “Non ho preso l’incasso, ma quello che mi spettava”

La presunta vittima in aula ha spiegato: “Sono venuta via in seguito alle avances. Oltretutto doveva pagarmi settimanalmente e ancora non lo aveva fatto. Per cui la sera del 14 agosto, quando ho chiuso il locale, dopo avere pagato 150 euro al dj del karaoke, mi sono tenuta gli altri 189 euro dell’incasso, calcolando che mi doveva dare 150 euro per la prima settimana e altri 50 euro per i primi tre giorni di quella successiva. Lui, su WhatsApp, mi aveva detto di prenderne solo 50 e che il resto me lo avrebbe dato poi. Ma io volevo chiudere, gli ho anche fatto lo sconto”, ha concluso. Pochi giorni dopo si è recata in caserma e lo ha denunciato ai carabinieri. 

Il processo riprenderà l’11 gennaio 2022.


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15 settembre, 2021

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