Viterbo – (sil.co.) – Minacce di morte all’allora senatrice Laura Allegrini per ricattare il commercialista che le faceva da portaborse, la vicenda si è chiusa con un patteggiamento e due non luogo a procedere.
Si è concluso ieri con la prescrizione il processo ai due complici del mandante, il quale ha invece patteggiato ben dieci anni fa.
Per ultimo è stato sentito proprio lui, un imprenditore edile originario della Sicilia che nel 2010 ha inviato due “sgherri” dal professionista per recuperare 100mila euro anticipati di tasca propria per i lavori relativi alla lussuosa ristrutturazione, tra il 2006 e il 2007, della sua abitazione in viale Trieste.
Al commercialista, oggi cinquantenne, la coppia di “addetti al recupero crediti” avrebbe fatto temere, tra le altre cose, l’uccisione dell’attuale vicesindaco di Viterbo: “Portiamo Laura Allegrini in un campo e… bum bum”.
Tutti e tre sono finiti imputati per estorsione aggravata. Per i presunti complici, giudicati col rito ordinario, il pm Michele Adragna ha chiesto 2 anni e 8 mesi e seimila euro di multa ciascuno.
“Non siamo qui per chiedere soldi, siamo qui per chiedere la condanna degli imputati”, ha sottolineato durante la discussione l’avvocato di parte civile del professionista, Samuele De Santis, senza depositare le conclusioni e riservandosi di agire in sede civile per un eventuale risarcimento.
L’ex senatrice e attuale vicesindaco Laura Allegrini
Come detto, il costruttore, un 61enne originario di Messina, è uscito di scena nel 2011 optando per un patteggiamento. I complici ingaggiati per riscuotere il debito sono stati invece prosciolti ieri con un “non luogo a procedere” dal collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini in seguito alla riqualificazione del reato in esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Entrambi erano difesi dall’avvocato Claudia Polacchi.
“Era il mio commercialista, eravamo amici, mi aveva promesso un lavoro per mio figlio all’Alitalia, così mi fidai di lui e chiesi un prestito di 100mila euro per ristutturargli casa, ma a distanza di diversi mesi mio figlio non era stato assunto e io non ero stato pagato”, ha spiegato il costruttore, dicendo di avere anticipato lui i soldi anche per il parquet e perfino per delle costose lampade di Murano.
“Si negava e quando lo trovavo e gli chiedevo di darmi almeno la metà mi insultava, così chiesi aiuto a mio cugino che provò a riscuotere almeno 50mila euro con l’altro imputato, un suo amico che io non conoscevo”, ha spiegato.
Il pubblico ministero Michele Adragna
L’affidamento dell'”incarico” sarebbe avvenuto in un bar della Quercia, alla presenza della vittima. “D’ora in poi te la vedrai con loro”, avrebbe detto l’imprenditore al commercialista che insisteva nel rifiutare un accordo.
“Ero fuori di me, mi sono sentito offeso, umiliato, preso in giro, vittima di un’ingiustizia”, ha spiegato l’imprenditore al pm Michele Adragna, ammettendo di avere inviato al professionista un messaggio con scritto “ti farò mangiare il cuore crudo davanti a tua madre”.
“Portiamo Laura Allegrini in un campo e… bum bum”, avrebbero invece detto al commercialista i due imputati.
Sono un 47enne originario di Caserta e il cugino 59enne del costruttore, anche lui originario di Messina, entrambi pluripregiudicati, entrati in azione tra febbraio e marzo 2010. Le minacce sarebbero state estese anche ai familiari della parte offesa. Du soggetti estremamente pericolosi. Il loro “curriculum” è stato paragonato a un “volume di enciclopedia”.
Ma per una sentenza di condanna per estorsione aggravata non sono bastate le minacce pesantissime del tipo: “Sappiamo dove abiti e possiamo andare anche dai tuoi genitori. Ricordati che nel mondo esistono tre tipi di persone, i buoni e i cattivi, e noi non apparteniamo alle prime due categorie”. Sempre più intimidatori, secondo l’accusa: “Ti faccio un buco in fronte, ti farò mangiare il cuore crudo davanti a tua madre”; “Se non trovo te, trovo tua madre”. Nonché, come si legge nel capo d’imputazione, “facendo univoco riferimento a Laura Allegrini: ‘La prendo, la porto in un campo e… bum bum’”.
Il difensore di parte civile Samuele De Santis
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