– “Dì a tua madre che l’ammazzo e brucio la casa”.
Così si sarebbe rivolto un padre, ora a giudizio per minacce e stalking nei confronti della moglie, in una telefonata alla propria figlia di dieci anni, dopo che la piccola e la madre si erano temporaneamente trasferite in casa dei nonni per evitare la furia dell’uomo.
Tutto ha inizio nell’aprile del 2010 quando la donna decide di separarsi dal marito. “Lui non voleva – ha dichiarato la donna nell’udienza di ieri di fronte al giudice Mautone -. Diventava sempre più nervoso e cominciò anche ad alzare le mani. Mi minacciava e mi insultava continuamente. Il tutto sotto agli occhi di nostra figlia, che allora aveva dieci anni”.
Un clima familiare che diventa sempre più pesante e, sebbene botte e minacce non fossero mai dirette alla figlia, la coinvolgevano quotidianamente. “Nostra figlia non l’ha mai toccata – continua la donna – ma lei comunque assisteva ai litigi ogni giorno. La mattina che avevo lasciato in casa le carte per la separazione affinché mio marito le vedesse e le firmasse, lui mi ha dato un schiaffo mentre ero ancora nel letto e lì con me c’era anche la bambina”.
A quel punto la donna, nonostante la casa in cui viveva con la famiglia fosse di sua proprietà, decide di andarsene temporaneamente e di trasferirsi con la figlia dai propri genitori. “Me ne sono andata con la piccola perché avevo paura – aggiunge – e ne ho parlato anche con i carabinieri. Lui continuava a telefonare a me e alla bambina. In un’occasione, in particolare, disse proprio a lei di riferirmi che mi avrebbe ammazzata se non tornavo con lui e che mi avrebbe bruciato la casa. Mia figlia stessa, allora, ne parlò con i carabinieri e una delle successive telefonate in cui lui continuava a minacciare fu anche registrata”.
A settembre del 201o, poi, l’uomo acconsente alla separazione e il tribunale gli impone di andarsene dalla casa per lasciarla alla moglie e alla figlia. “Nonostante la decisione del tribunale in seguito alla separazione – ha concluso la donna – lui non se ne andava perché sosteneva che, anche se la casa non era la sua, nei 13 anni di matrimonio lui aveva partecipato alle spese di sostentamento della famiglia. Ci sono voluti altri mesi per convincerlo. A gennaio, infine, sono riuscita a rientrarci insieme a mia figlia e ancora oggi abitiamo lì”.
In aula è stata poi ascoltata, a porte chiuse, anche la ragazzina, che ora ha 13 anni. Il giudice Gaetano Mautone ha aggiornato l’udienza al 22 febbraio.
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