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Palermo - Cadono le accuse per gli ufficiali Mori, Subranni e De Donno e anche per l'ex senatore - Quanto ai boss, prescrizione per Brusca, pena ridotta a Bagarella, condanna confermata per Cinà

Trattativa Stato-mafia, assolti i carabinieri e Marcello Dell’Utri

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Palermo – La corte d’assise d’appello di Palermo ha assolto al processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia gli ex ufficiali del Ros Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno e l’ex senatore Marcello Dell’Utri, accusati di minaccia a corpo politico dello Stato. In primo grado erano stati tutti condannati a pene severissime.


Marcello Dell'Utri

Marcello Dell’Utri


Dichiarate prescritte le accuse al pentito Giovanni Brusca e pena ridotta al boss Leoluca Bagarella, per il quale i giudici hanno riqualificato il reato in tentata minaccia a corpo politico dello stato, dichiarando le accuse parzialmente prescritte. Ciò ha comportato una lieve riduzione della pena passata da 28 a 27 anni. Confermata, invece, la condanna a 12 anni del capomafia Nino Cinà.  

Gli ex ufficiali del Ros Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno sono stati assolti con la formula perché il “fatto non costituisce reato”, mentre Dell’Utri “per non aver commesso il fatto”. 

Il reato di cui erano accusati gli imputati era di “minaccia a un corpo politico”. Secondo l’accusa dei magistrati della procura antimafia Nino Di Matteo e Francesco Del Bene nel corso degli anni Novanta carabinieri e politici avrebbero trattato con la mafia siciliana con lo scopo di far terminare i violenti e numerosi attacchi avvenuti nei cosiddetti “anni delle stragi”. Tra gli altri, quelli contro i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ma anche le bombe in via dei Georgofili a Firenze e in via Palestro a Milano, le autobombe esplose a San Giovanni in Laterano e a San Giorgio in Velabro, a Roma, e il fallito attentato contro il giornalista Maurizio Costanzo.


Palermo - La strage di Capaci

Palermo – La strage di Capaci


In cambio della fine della strategia stragista, secondo i magistrati dell’accusa, politici e carabinieri avrebbero offerto l’attenuazione del carcere duro per i mafiosi che si trovavano in prigione, trattando con l’ex sindaco di Palermo (condannato per associazione mafiosa) Vito Ciancimino. 

Completamente opposta la tesi della difesa, secondo cui il dialogo instaurato dai carabinieri con la mafia sarebbe stata una semplice operazione di polizia con lo scopo di catturare il boss mafioso Totò Riina, e non una trattativa.

Ieri la sentenza di appello, dopo tre giorni di camera di consiglio, ha accolto la tesi della difesa.


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24 settembre, 2021

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