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Tribunale - La vittima è arrivata in Italia ad appena 14 anni, a 18 ha denunciato il marito

Moglie bambina denuncia il marito: “Picchiata e violentata davanti a nostro figlio”

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Violenza sulle donne - foto di repertorio

Violenza sulle donne – foto di repertorio


Viterbo – (sil.co.) – Moglie bambina denuncia il marito: “Picchiata e violentata davanti a nostro figlio”. In Italia è giunta nel 2016 ad appena 14 anni dalla Romania per sposarsi con un connazionale di etnia rom. A 18 anni ha denunciato il marito. 

“Per venire ho dovuto chiedere una delega ai miei genitori, che me l’hanno fatta, ma non erano per niente convinti del passo che stavo per fare”, ha detto ieri la donna che oggi, all’età di 19 anni, è mamma di un bambino di due con cui vive sotto protezione in una località segreta dal 23 novembre 2020, quando ha denunciato il marito dopo l’ennesimo pestaggio e l’ennesimo rapporto sessuale estorto con la violenza davanti al piccolo.

Il processo per maltrattamenti aggravati in famiglia e violenza sessuale è entrato nel vivo ieri davanti al collegio presieduto dal giudice Eugenio Turco. 

“All’inizio andava tutto benissimo, poi mia suocera e sua zia hanno cominciato ad avercela con me e con la mia famiglia perché io ero romena e loro rom”, ha spiegato la vittima, parte civile con l’avvocato Ariana Dilio e soccorsa a suo tempo dall’associaizone antiviolenza Battiti.

L’imputato è difeso dall’avvocato Vincenzo Petroni. 

“Deve pagare per tutto quello che ha fatto”, ha esordito la 19enne, interrogata dalla pm Chiara Capezzuto con la protezione di un paravento.

“Tenevo sempre mio figlio sveglio perché quando tornava a casa la sera minacciava di ammazzarmi”, ha proseguito. “Quella sera me lo ha strappato dalle braccia, lo ha messo per terra e ha preteso da me un rapporto orale, mentre il bambino piangeva disperatamente. Siccome io non volevo e mi tappavo la bocca con le mani, mi ha presa per i capelli e poi a pugni sulla testa per costringermi ad accontentarlo”, ha spiegato, con l’aiuto di un’interprete perché, nonostante viva in Italia da cinque anni, non parla italiano.

Alla domanda della pm se le fossero state refertate lesioni quando è stata portata al pronto soccorso in seguito all’aggressione, ha risposto di no, poi si è contraddetta durante il contro esame della difesa.

Ha anche riferito di vivere “reclusa” pur avendo lo smartphone e un profilo social, non spiegando, sempre su domanda della difesa, perché non si sia mai confidata nemmeno con la madre e perché non abbia fatto foto o video nonostante i circa 12 episodi analoghi che si sarebbero verificati nell’arco degli ultimi tre mesi prima dell’intervento dei carabinieri e della denuncia.

“Non potevo fare niente da sola, perché era lui a portare i soldi a casa e non me li dava neanche per la spesa, anche quando servivano i pannolini o cose per il bambino era lui a comprarli”, ha spiegato su domanda dell’avvocato di parte civile, ribadendo di non essere nemmeno libera di uscire da sla se avesse voluto.

Il processo riprenderà a marzo. 


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3 novembre, 2021

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