Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – In merito alle dichiarazioni del sindaco Giovanni Arena, in risposta alla mia lettera del 14 novembre, replico, parola per parola, nonostante la malattia che mi affligge, in questi termini.
1. “Le parole del presidente dell’associazione Acas sono da condannare… Offendono tutti i cittadini e anche chi li rappresenta e quindi anche le istituzioni”. Bene, lo voglio dichiarare a squarciagola a tutti i Viterbesi, sia a quelli che (senza ragione, come vedremo) si sono sentiti offesi, sia agli altri: questi sono vecchissimi trucchi della politica da rigettare senza mezzi termini.
Gianluca Chiovelli di Acas
Invece di rispondere nel merito (cittadini che subiscono continuamente crimini senza che nulla accada), il sindaco, ma non solo lui, fa sparire dal piatto la questione principale, si atteggia a vittima e chiama i cittadini proprio contro chi chiedeva il suo aiuto (“Vedete questo Chiovelli com’è cattivo! Dice che Viterbo e i viterbesi sono mafiosi!”). Sono vecchi trucchi, appunto, trucchi da prestigiatori ideati per non rispondere e confondere la responsabilità agli occhi dei cittadini tutti. La questione, invece, sta esattamente al contrario.
Articoli: Arena: “Le parole di Chiovelli sono senza senso, offendono tutti i cittadini e anche chi li rappresenta…” – Murale di Mulan vandalizzato, Chiovelli: “Siamo in una terra di mafiosi, ignoranti omertosi e cialtroni…”
2. Si farebbe torto alla mia intelligenza e a quella dei viterbesi tutti se fosse vero ciò che dice Arena. E, infatti, vero non è. Ciò che ho affermato, molto chiaramente, è che alcuni cittadini di Sant’Angelo, che è Viterbo, continuano a subire abusi e reati senza che nulla accada. Si respira, in conseguenza di ciò, un’aria pestilenziale che fa nascere sospetto, rassegnazione e la sensazione di abbandono da parte delle istituzioni in tutte le persone coinvolte. Il clima psicologico ricorda da vicino, strutturalmente, quello di certi ambienti in mano alla criminalità organizzata: il che è ben diverso dall’affermare, come fa Arena strumentalmente, che vi sia criminalità organizzata. Invece di guardare la luna, Arena prova a far guardare il dito. Sono trucchetti vecchi come il cucco. Se Arena crede che siano ancora efficaci è un segno del suo disprezzo per la verità e la logica, oltre che per l’intelligenza dei viterbesi di cui è massimo rappresentante.
Viterbo – Vandalizzato il murale di Mulan a Sant’Angelo
3. La prova che si crei ad arte un equivoco attorno alle mie parole è data dal fatto che lo stesso Arena non prova nemmeno per un attimo a condannare il gesto. Un gesto che, come ho scritto nella lettera del 14 novembre, non rimane isolato, ma è la punta dell’iceberg di una serie continuata di abusi e reati di cui siamo rimasti vittime. Questi fatti, debitamente elencati, si ritrovano nell’esposto presentato al comando provinciale dei carabinieri, cui aggiungeremo l’ultimo accaduto. Arena lo legga e la smetta, lui, di fare la vittima senza tirare in ballo i viterbesi che, in questa storia, nulla c’entrano. Lo legga, uno dietro l’altro, e dica, a tutti, pubblicamente, cosa ne pensa.
4. E poi egli risponda: perché un’associazione di tre-quattro persone, in condizioni difficilissime, senza una lira di finanziamento pubblico, rischiando soldi, tempo, salute e responsabilità personali si è imbarcata in un progetto di tale portata se non perché ama il proprio territorio e cioè Viterbo? I viterbesi, secondo il sindaco in carica, dovrebbero sentirsi offesi da chi, invece, ha portato onore alla città e a coloro che la vivono quotidianamente. Invece è vero il contrario, l’esatto contrario.
Faccio un esempio. Quando la troupe di “Studio Aperto”, mercoledì scorso, è arrivata a Sant’Angelo, comune di Viterbo, ha ricoperto di elogi proprio la città che Arena amministra. E così, negli anni, hanno fatto la Rai, la televisione svizzera e cinese, le radio italoamericane. Non abbiamo forse ricoperto d’onore Viterbo e i viterbesi quando si sono registrate le opere del progetto presso la sezione dei Beni culturali?
Non lo ricopriamo d’onore, lui e tutti i viterbesi, ogni giorno, quando turisti, visitatori e curiosi d’ogni parte, si fermano ammirati a guardare i murales lodando la città di Viterbo di cui Sant’Angelo fa parte? Questi sono fatti, non trucchi. La lettera che ha fatto tanto scalpore parlava proprio di questo: di difendere un progetto che ha portato prestigio alla città. Purtroppo difesa non c’è mai stata, anzi sul banco degli accusati siamo finiti noi.
5. Il sindaco Arena non ha condannato il gesto. Sono stati proprio i cittadini viterbesi, invece, e tanta gente comune a condannarlo portandoci in dono la loro solidarietà. E noi li ringraziamo per questo, dal profondo del cuore. I cittadini viterbesi sono molto più avanzati e consapevoli del proprio massimo rappresentante e di coloro che lo circondano, questa la verità.
6. “Invito Gianluca Chiovelli … ad avere un tono dialogante”. Il mio tono è talmente dialogante che ho intasato la posta e l’ufficio protocollo di inviti al dialogo. Anche qui il sindaco può constatare di persona. Chiami la propria segretaria, una simpatica e capace professionista, e si faccia stampare gli inviti al dialogo che gli abbiamo inviato da quando è stato eletto. Oppure chiami gli assessori o alcuni consiglieri comunali e li faccia confessare: “Ragazzi, ma non è che questi mi hanno mandato, tramite voi, tanti inviti al dialogo di cui io non so nulla?”. Perché se di una cosa mi sembra responsabile il sindaco di Viterbo è quella di sapere mai dove si trovi e di conoscere poco o nulla sulle dinamiche del territorio che si ritrova ad amministrare.
7. “Se ci sono problemi con il comune, siamo aperti a un dialogo. Ovvio, però, che dopo certe esternazioni, il dialogo può anche venire meno”. Qui siamo alla parte tragicomica. Comica perché, come scritto, il dialogo mai è iniziato, anzi. Se da parte nostra, come detto, proposte sono venute, da parte dell’amministrazione mai arrivò una telefonata (una di numero) o una mail (una di numero), ma solo tentativi maldestri e vessatori di scavalcarci, come testimonia l’altrettanto comico episodio de I tre porcellini che i lettori di Tusciaweb ben conoscono.
La parte tragica, invece, è questa: “Dopo certe esternazioni, il dialogo può venir meno”. Come se una giunta e un consiglio di un capoluogo di provincia del Lazio subordinassero i propri interventi di riqualificazione alla simpatia o meno verso una parte dei cittadini. A parte il fatto che, finora, la giunta ha fatto zero; l’unica opera pubblica di un certo rilievo a Sant’Angelo risale agli anni Settanta: si tratta dello spiazzo, senza nome, in cui gira il Cotral.
Il sindaco ha il dovere di presentare, lui, proposte di riqualificazione del territorio, a Viterbo, nelle frazioni di Viterbo, e in tutto l’ambito di propria competenza, rapportandosi con la premura del buon padre di famiglia ai cittadini senza che questi siano tenuti a esibire patenti di simpatia o di sottomissione o di obbedienza. Tale gravissima questione riguarda chiunque operi nel territorio a livello di associazione o onlus o quant’altro: per questo nella famigerata lettera del 14 novembre parlavo di “svegliarci”.
8. “Il progetto dei murales è apprezzabile e bello… ma bisogna trovare una linea di dialogo all’interno della frazione. C’è una pro loco con cui l’amministrazione ha dei rapporti e che rappresenta le attività culturali del paese. Poi se Acas si mette in una condizione di essere propositiva per Sant’Angelo io sono disponibile. Ma senza contrapporsi a una realtà che già c’è da anni”. L’ultima parte delle dichiarazioni del sindaco appaiono del tutto scollegate dal gravissimo problema che abbiamo sollevato. Che c’azzecca tutto questo? Niente. Possiamo solo rispondere che siamo disponibili, come affermato mille volte. Ma non disponibili a essere scavalcati, come è stato tentato in passato, poiché il progetto è di nostra ideazione e non lo concediamo a chicchessia. Che ne beneficino tutti i Santangiolesi, compresa la pro loco, i viterbesi e gli italiani, invece, non solo è da noi visto con favore, ma, pensate un po’, è il nostro primo obiettivo come è chiaramente scritto nello statuto di Acas e come si è ripetuto centinaia di volte.
Gianluca Chiovelli
Presidente dell’associazione Acas
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