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Tribunale - Allontanato è a processo per maltrattamenti - Ma la vittima in aula ridimensiona e dice: "Ci stiamo riprovando"

Picchiata in auto davanti al figlioletto di appena un mese, lo fa scendere e lo denuncia

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Viterbo – (sil.co.) – Sarebbe stata picchiata mentre era alla guidadell’auto con in macchina il figlioletto di appena un mese. Nonostante il divieto di avvicinamento, lei starebbe provando a riallacciare i rapporti col compagno dal quale ha avuto un bimbo che ha compiuto un anno da pochi giorni: “Lo faccio per nostro figlio”.


Violenza sulle donne - foto di repertorio

Violenza sulle donne – foto di repertorio


E’ una 28enne residente in un piccolo centro dei Cimini, parte offesa nel processo iniziato ieri a carico dell’uomo con cui stava insieme un paio d’anni e che ha denunciato lo scorso 4 gennaio dopo l’ennesimo episodio di violenza dovuto all’alcol.

Sottoposto a divieto di avvicinamento, deve rispondere di maltrattamenti in famiglia aggravati dalla presenza del figlio minore.

Erano in macchina, con la donna alla guida e il bimbo di appena un mese e mezzo nell’apposito seggiolino, quando l’imputato, nel corso di una lite, mentre era ubriaco, l’avrebbe schiaffeggiata, tirata per i capelli e presa per il collo. 

Poteva finire in tragedia. “A quel punto ho avuto paura di perdere il controllo del mezzo col bimbo dentro, allora ho inchiodato e ho fatto scendere il mio compagno dall’auto, lasciandolo in mezzo alla strada”, ha spiegato al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini la vittima, interrogata dalla pm Chiara Capezzuto. “Lui a quel punto ha proseguito a piedi e ha fatto diversi chilometri facendosi trovare sotto casa”, ha proseguito. 

Contestualmente però la 28enne, pur non potendo negare quanto riferito in querela, ha cercato di ridimensionare l’episodio e gli episodi precedenti (“mi ha aggredita non più di 3-4 volte”) per cui l’uomo è finito a processo col giudizio immediato con l’accusa di maltrattamenti in famiglia. 


Il sostituto procuratore Chiara Capezzuto

Vittima interrogata dalla pm Chiara Capezzuto


Circa un mese prima della denuncia, all’inizio di dicembre del 2020, i vicini di casa della coppia avrebbero chiamato i carabinieri sentendo delle urla. “Quando gli ho aperto ho detto loro che non era successo niente e i carabinieri sono andati via”, ha detto la donna. Al che la pm Capezzuto le ha fatto notare che in denuncia c’è scritto che non aveva riferito loro di essere stata presa a schiaffi e colpi in testa dal compagno. 

“Anche io ho un bel caratterino – ha replicato la 28enne –  in una coppia quando c’è uno che ha un caratterino, l’altro dovrebbe essere più accomodante, ma io non lo sono”.

La  pm le ha quindi chiesto se per caso non fossero tornati insieme o avessero ripreso a frequentarsi nonostante il divieto di avvicinamento.

“Stiamo provando a riallacciare i rapporti”, ha ammesso la parte offesa. “Lo faccio per mio figlio”, ha sottolineato la donna, che non si è costituita parte civile al processo.

Tra i due una relazione iniziata sotto i migliori auspici nel 2019. “Ad aprile 2020, quando sono rimasta incinta e abbiamo deciso di convivere a casa mia, sono cominciati i problemi. Prima con la sua famiglia, che ho anche denunciato. Poi con lui, che ha perso il lavoro e ha cominciato a bere, mentre stava arrivando il bambino. Pochi giorni la nascita del piccolo, inoltre, è morto suo padre e le cose sono ulteriormente peggiorate. Beveva in continuazione e d era sempre ubriaco. Senza alcol è una persona buona, cambia quando beve”.


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18 novembre, 2021

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