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Economia - Crisi - Angelo Anselmi lancia l'allarme

“Imprenditoria, ci resta solo la mobilitazione”

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L'imprenditore Angelo Anselmi

L'imprenditore Angelo Anselmi

Riceviamo e pubblichiamo – Come già denunciato dal collega imprenditore Giulio Paoloni, condivido l’esasperazione alla quale ci stanno portando, trasformando la quotidianità del lavoro in una continua battaglia contro i numerosissimi ostacoli che ogni giorno, a partire da chi ci governa, vengono posti a discapito di tutti.

I pochi lavori in essere, bisogna chiarire a chi non lavora in questo campo, che, oltre ai ritardi nei pagamenti già ampliamente denunciati, a tutt’oggi sono calcolati con prezzari del 2007. Con gli spaventosi aumenti che ci sono stati, gli interessi bancari a fondo perduto, tempi morti e spese per le innumerevoli e continue pratiche burocratiche, cosa rimane all’impresa? Solamente la solidarietà per tirare avanti, cercando di conservare posti di lavoro ai dipendenti.

Le banche, che dovrebbero lavorare in simbiosi con le imprese, poiché ognuna è vitale per l’altra, stanno creando ogni giorno nuove restrizioni sia per il credito in generale, che per quello supercertificato, dichiarando gli enti non più affidabili, affermando palesemente di non essere più interessati a questo tipo di collaborazione.

Quanto alle associazioni di categoria, il cui scopo è solamente quello di sostenere le imprese, sembra quasi che questo disastro sociale non dia loro alcuna preoccupazione, se non quello di mostrarsi in prima linea, ma senza fatti concreti. Ad esempio la manifestazione di protesta delle imprese, svoltasi a Roma il 28 gennaio, della quale nessuno era a conoscenza perché mal pubblicizzata. Per precisione, di imprenditori della Tuscia eravamo solamente in quattro o cinque e non molti come riportato dai giornali.

Per non parlare dell’ultima vicenda, della quale siamo tutti a conoscenza, che mi ha visto coinvolto. Seppure sia tutto da appurare e da verificare, sono stato già condannato. C’è chi ha preso il posto dei giudici e si è permesso di condannare o di sfruttare la vicenda, con notizie stravolte e venute da non si sa dove. In primis la stampa che, sebbene si parli di altri fatti, non perde occasione per rimescolare notizie più o meno veritiere.

Ci vogliamo rendere conto che sulle imprese grava buona parte del sostentamento dell’economia, cittadina nel nostro caso o nazionale? I dati del continuo aumento della disoccupazione, non bastano come prova? A cosa si deve arrivare per riuscire a capire che non c’è più tempo per le chiacchiere? Rimane solo la mobilitazione.

Dobbiamo contare solamente sulle nostre forze e organizzarci per ottenere risultati. Che le denunce delle imprese, servano da monito sia alle altre imprese che versano nelle stesse condizioni, sia a tutti i cittadini che, in qualsiasi circostanza, sono concatenati alla vita dell’impresa, anche non rendendosene conto.

Angelo Anselmi


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20 febbraio, 2013

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