Valentano – Scappa scalza dal marito che la sta picchiando a sangue e lo fa arrestare. Ma alla fine è lei ad allontanarsi da casa assieme ai figli. Non solo. A distanza di cinque giorni lo perdona, evitandogli i domiciliari.
E’ la moglie del pastore d’origine romena che il 13 gennaio ha percorso 7 chilometri a piedi nudi per chiedere aiuto ai carabinieri di Farnese dopo che il marito l’aveva pestata a sangue per non avere trovato il pranzo pronto, in uno dei casolari isolati nei 600 ettari di terreno invaso dai partecipanti al rave party della scorsa estate.
Il colpo di scena è avvenuto ieri mattina davanti al collegio. La donna, medicata a Belcolle con una prognosi di 10 giorni, si è presentata in aula con il capo coperto da un cappello, che non ha tolto nemmeno quando si è seduta davanti ai giudici per ridimensionare le accuse e rimettere la querela per i reati non perseguibili d’ufficio.
“In quel momento ho davvero avuto paura”, ha spiegato, affiancata dall’avvocato Enrico Valentini, difensore del marito. “Era capitato anche prima – ha ammesso – ma non così forte”. “Non è successo davanti ai figli, che erano a scuola e non erano presenti in casa. Non voglio allontanarli dal padre”, ha infine sottolineato.
In soccorso i carabinieri
Titolare del fascicolo è la pm Chiara Capezzuto, sostituita in udienza dal pm Stefano D’Arma il quale (alla luce della contestazione del reato di maltrattamenti aggravati per cui l’uomo, il cui arresto è stato convalidato venerdì dal giudice monocratico, è poi finito davanti al collegio) ha chiesto la più severa misura degli arresti domiciliari.
Il collegio, sottolineando come sia stata la stessa vittima a ridimensionare le accuse, ha confermato l’allontanamento e il divieto di avvicinamento disposti dal giudice Roberto Colonnello, rafforzati dal braccialetto elettronico, mantenendo la distanza di almeno 800 metri da moglie e figli in caso di incontro fortuito.
Si è stupita la presidente Elisabetta Massini che, nel frattempo, ad allontanarsi dalla casa familiare siano stati moglie e figli e non il marito.
“E’ la soluzione trovata dall’imprenditore Piero Camilli, per la cui azienda agricola la coppia lavora. Ha trasferito la moglie presso un’altra tenuta che possiede a Sorano, peraltro più vicina alla scuola dei figli, lasciando il marito nel casolare di Valentano, in modo che possa continuare a percepire il suo stipendio occupandosi del bestiame, attività che non potrebbe svolgere la moglie al posto suo”, ha spiegato l’avvocato Valentini.
“Il mio assistito, che vive in Italia da 18 anni, è un grandissimo lavoratore, un padre di famiglia, senza precedenti, non era mai successo niente prima per cui debba avere avuto problemi con la giustizia”.
Saranno i carabinieri della stazione di Farnese a controllare il rispetto delle misure cautelari in attesa del processo, che entrerà nel vivo fra sei mesi, il 13 luglio, quando saranno sentiti i militari della compagnia di Tuscania e la vittima. La difesa, intanto, ha fatto sapere di volere sentire la figlia maggiore della coppia, una 15enne.
La ragazza, quando tornando a casa da scuola col fratello 11enne ha trovato i carabinieri che stavano arrestando il padre ma non la madre, sarebbe scoppiata in lacrime e avrebbe continuato a piangere ininterrottamente per tutto il pomeriggio fino a quando non ha potuto riabbracciare la mamma al suo rientro dall’ospedale.
L’avvocato Enrico Valentini
Soddisfatto per l’evoluzione della vicenda il difensore Valentini, spiegando le ragioni che avrebbero spinto la moglie e ridimensionare le accuse rivolte al marito, risparmiandogli così gli arresti domiciliari.
“Quando la signora mi ha chiamato, ieri sera (lunedì, ndr), ho subito avvisato la pm Capezzuto che si era venuto a delineare un nuovo quadro”, dice il legale.
“Questa mattina (ieri, ndr), la signora mi ha richiamato perché non sapeva dove andare, allora mi sono offerto di accompagnarla in tribunale e cammin facendo mi ha spiegato di avere avuto sì paura, che l’episodio è stato sì violento, ma che sarà stata la terza volta che il marito ha alzato le mani su di lei in anni e anni di matrimonio”.
“E’ lei che vuole riavvicinarsi al marito, anche se si capisce la severità dei giudici e dei pm, visti i fatti di cronaca che, fortunatamente non sempre ma a volte, sfociano in eventi tragici”, il commento del legale a margine dell’udienza.
Silvana Cortignani
Articoli: Picchiata a sangue fa 7 chilometri scalza, si aggrava la posizione del marito – Picchiata a sangue dal marito, scappa per sette chilometri a piedi scalzi per le campagne
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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