Viterbo – “C’è una sola regola: lasciare a casa la rassegnazione”. Volantini in giro per Viterbo del neonato collettivo studentesco Thomas Muntzer. Ed è la prima cosa che colpisce. Perché la nuova formazione di studenti medi si ispira al Che Guevara del ‘500, Thomas Muntzer, pastore protestante e una delle figure più importanti del cristianesimo rivoluzionario successivo a Lutero, e capo rivoluzionario nella guerra dei contadini tedeschi. Diede filo da torcere ai principi, arrivando a controllare intere zone della Germania organizzate secondo valori e regole legate ai principi evangelici delle prime comunità cristiane. Venne sconfitto e ucciso nel 1525 da un esercito di nobili e mercenari.
Viterbo – I volantini del collettivo Muntzer
“Sono 30 anni – sta scritto nel volantino del collettivo affisso in più punti della città – che le più svariate forze politiche si riempiono la bocca di come intendono migliorare la scuola, e sono 30 anni che nei fatti la situazione è costantemente peggiorata. L’istruzione pubblica ha subito tagli, ridimensionamenti, riforme assurde, è stata privata della sua centralità e importanza sociale, è stata ridotta a mero luogo di didattica frontale senza che nessuno muovesse un dito”.
La scuola prima e dopo la pandemia. Stessi problemi, accentuati dal virus che in questi due anni di emergenza in diversi casi ha visto precipitare diverse situazioni. Dai trasporti all’edilizia uno alla morte di un ragazzo di 18 anni, Lorenzo Parelli, schiacciato da una trave d’acciaio di 150 chili mentre stava facendo l’alternanza scuola-lavoro in un’azienda a Udine. Il 28 novembre gli studenti si mobiliteranno in tutta Italia per puntare il dito contro un sistema scolastico che sembrerebbe ormai caratterizzato da una condizione studentesca ritenuta da più parti sempre più insopportabile e sempre più simile a una condizione di lavoro piuttosto che di studio. A partire dai trasporti che, tenuto conto anche delle doppie entrate mattutine e uscite pomeridiane, costringono ragazzi e ragazze di 14-18 anni a fare levatacce all’alba per poter entrare a scuola e ritornare a casa in orari serali con carichi di studio consistenti e tempo libero pari a zero.
Viterbo – I volantini del collettivo Muntzer
Per non parlare poi della Didattica a distanza (Dad), santificata ovunque all’inizio, e considerata ora pressoché come un peso affatto positivo per gli studenti che però, da diverse parti, hanno preso a considerare la scuola più come un qualcosa che va fatto, comunque sia collaterale alle loro esistenze, anziché come un punto di riferimento per le loro vite. Assieme alle famiglie. Si ha invece l’impressione che per molti di essi così non sia più, e le conseguenze si ripercuotono anche sulle famiglie. Intrecciandosi inoltre con le condizioni di vita degli studenti delle seconde generazioni, figli di stranieri, che rappresentano ormai il grosso degli iscritti, soprattutto negli istituti tecnici, e popolano con le loro famiglie interi quartieri del centro storico e della periferia viterbese. Figli non solo di stranieri, ma innanzitutto figli di lavoratori che oggi costituiscono le percentuali più consistenti di operai e braccianti in agricoltura, sui cantieri e nel mondo dei servizi. Con loro, gli studenti delle scuole superiori di seconda generazione, condividono condizioni di vita, abitative e spesso di sfruttamento sul posto di lavoro, dato che diversi di loro vanno a scuola e lavorano, aiutando le loro famiglie a sopravvivere. Mischiando, nella vita di quartiere, la propria cultura ad altre fino a sviluppare culture alternative che si manifestano in stili di vita e generi che poi irrompono in una scuola scossa profondamente dal Covid portando con sé istanze prima sconosciute e che forse il sistema scolastico non è poi così pronto a gestire.
“Siamo il collettivo studentesco delle scuole viterbesi – sta scritto sul volantino del collettivo studentesco Thomas Muntzer – ci riuniamo ogni settimana e siamo aperti a chiunque abbia qualcosa da dire. C’è una sola regola: lasciare a casa la rassegnazione”. L’obiettivo, “lo sforzo collettivo – prosegue il volantino – è cambiare la scuola e la società”. Una nuova sigla che si va ad aggiungere alle altre in un arcipelago di realtà studentesche che sempre più ampliano il discorso sul terreno del sociale, fuori dagli istituti scolastici stessi. Assumendo sempre più le forme di un vero e proprio movimento sindacale, un sindacalismo studentesco in cerca di alleanze. Prova ne sono le diverse manifestazioni e mobilitazioni culminate con l’occupazione del liceo Ruffini di piazza Dante a Viterbo e accompagnate dalla mobilitazione prevista per il 28 gennaio, anche a Viterbo, per protestare a seguito della morte dello studente Lorenzo Parelli.
Viterbo – I volantini del collettivo Muntzer
Una condizione, quella studentesca del dopo pandemia, che il volantino del collettivo Muntzer richiama sul finale. “Rientro a scuola non sicuro, diritto alla salute non garantito nelle classi e sui trasporti. Edifici scolastici vecchi, non a norma e non accoglienti. Mancanza di attività extracurriculari e servizi che rendano la scuola un luogo di studio ma anche di utilità, svago e socializzazione. Malessere psicologico ignorato o affrontato con mezzi scarsi e inefficienti. Alternanza scuola-lavoro in contesti inadeguati, non formativi e di sfruttamento verso lo studente”.
Daniele Camilli
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