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Viterbo - A piazza della Rocca la mobilitazione organizzata dalla Rete degli studenti medi per protestare dopo la morte di Lorenzo Perelli - FOTO

“Scuola non significa morire, ma formazione e vita”

di Daniele Camilli
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Viterbo – “Scuola significa vita e formazione. Scuola non vuol dire morte”. Poco fa la manifestazione per denunciare e protestare contro quanto accaduto a Lorenzo Perelli, lo studente morto in un’azienda di Udine schiacciato da una lastra d’acciaio mentre stava partecipando all’alternanza scuola-lavoro.


Viterbo - Bianca Piergentili della Rete degli studenti medi

Viterbo – Bianca Piergentili della Rete degli studenti medi


La prima ad intervenire è stata la segretaria generale della rete degli studenti medi di Viterbo, Bianca Piergentili. A piazza della Rocca, città dei Papi, dove erano presenti numerose sigle organizzative.

Assieme alla Rete, che ha organizzato e gestito l’iniziativa, c’erano anche i sindacati Cgil, Cisl e Uil, con i segretari Fortunato Mannino (Cisl) e Giancarlo Turchetti (Uil), con loro anche le categorie, Maria Chetta (Cgil scuola) e Silvia Somigli (Uil scuola), l’Usb con Luca Paolocci e Elisa Bianchini, i Giovani democratici, Francesco Boscheri, l’Anpi, Enrico Mezzetti e Tommaso Mascioli, Rifondazione comunista, Roberta Leoni e Loredana Fraleone, il comitato Tuscia in lotta, SiCobas e collettivo studentesco Thomas Muntzer.

“Scuola – ha ribadito Piergentili – vuol dire diritti e tutele per dare dignità agli studenti e ai lavoratori. La scuola deve formare le persone per agire e lavorare nella società. L’alternanza deve educare alla sicurezza. Un lavoro che non rispetta i lavoratori e la loro vita non è un lavoro”.

Lorenzo Perelli è morto a 18 anni. Diverse le manifestazioni convocate in tutta Italia in questi giorni. Fino alla mobilitazione nazionale di oggi che ha visto per protagonisti anche gli studenti viterbesi delle scuole superiori.



“Il binomio scuola e morte è inaccettabile – ha sottolineato Chetta -. Di scuola non si può e non si deve morire. Siamo sempre stati contro l’alternanza scuola-lavoro, uno dei capisaldi della legge 107. Questo modello di scuola è pericoloso perché inculca nella società l’idea che avvii le persone al lavoro facendole però prima lavorare gratis”.

“Non si può morire andando a scuola – ha poi detto a margine dell’iniziativa Somigli -. La scuola è un momento fondamentale nella vita di un ragazzo. Il luogo e la fase della vita in cui una persona forma gli strumenti per costruire una società migliore insieme agli altri, imparando a stare in mezzo agli altri secondo le regole”.

“Le istituzioni non possono girarsi dall’altra parte – ha poi aggiunto Mannino della Cisl -. Lorenzo deve essere da esempio per tutti, soprattutto per chi legifera. Per fare in modo che le politiche della sicurezza non vengano più messe da parte in nome del profitto”.

“Zero morti sul lavoro – ha evidenziato Turchetti della Uil -. La vita delle persone non può essere piegata al profitto delle aziende. C’è bisogno di una cultura della sicurezza. I giovani devono prima formarsi e poi lavorare. Sono stati assunti diversi ispettori grazie alle battaglie sindacali. Tuttavia l’Italia non ha ancora una banca dati sugli infortuni. Le persone muoiono per niente, e questo è il vero problema. E soprattutto, non si può morire per lavorare”.

Oltre 1400 vittime sul lavoro nel 2021. Una cifra enorme, in aumento di anno in anno. Nella provincia di Viterbo, i morti lo scorso anno sono stati 4.

“A Lorenzo – hanno detto dal collettivo Muntzer, apparso subito in posizione critica rispetto alle altre forze sindacali e politiche attaccate pubblicamente dai suoi rappresentanti -. A Lorenzo, la vita è stata tolta da un sistema politico spietato che non rispetta la sicurezza. Un sistema che piega le persone al profitto, sfruttandole. L’alternanza scuola-lavoro va abolita, riscrivendo una riforma radicale dal basso e in maniera collettiva”.

Alla manifestazione in piazza della Rocca hanno partecipato anche l’Usb e il comitato Tuscia in lotta. “Questo è un paese che non riconosce i morti sul lavoro – ha detto Paolocci dell’Usb -. Ogni giorno tre cittadini non tornano a casa, 100 ritornano mutilati, o che non sono più in grado di lavorare”.

“Nel 2021 – spiega infine un volantino del comitato di Lotta distribuito durante la mobilitazione – sono morte 1404 persone a causa del lavoro. L’alternanza scuola-lavoro sarebbe un errore anche se vivessimo in un paese dove le norme per la sicurezza fossero egregiamente rispettate, e non è il nostro caso. L’alternanza scuola-lavoro è uno spregevole regalo alle aziende di forza lavoro gratuita di giovani e giovanissimi, 250 ore per uno studente di un istituto professionale, 150 per i tecnici e 90 per i licei) e sottrae possibilità a chi quel lavoro lo sta cercando ed è già formato per farlo”.

Daniele Camilli


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28 gennaio, 2022

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