Pneumatici abbandonati – foto di repertorio
Fabrica di Roma – (sil.co.) – Quarantacinquemila gomme mancanti all’appello, l’imputato avrebbe smaltito pneumatici sotterrandoli in una buca e perfino nelle fondamenta della sua abitazione.
Lo ha detto ieri uno dei testimoni durante l’udienza straordinaria del processo in cui è imputato il titolare di una ditta di Fabrica di Roma. Ma l’uomo, un ex dipendente, lo ha sentito dire da persone nel frattempo deceduto e non avrebbe mai visto niente, se non delle gomme di motorino infilate in un cassonetto. Nel lontano 2006.
Tanti testi, ma poca sostanza. Lo stesso pubblico ministero Michele Adragna, che ha ereditato il fascicolo, si è scusato con il giudice Elisabetta Massini per lo scarso contributo portato da una decina di testimoni, trovati già in elenco, al procedimento giudiziario in atto.
Al centro della vicenda un quantitativo di 45mila gomme usate mancanti all’appello, contro 35mila pneumatici regolarmente smaltiti tramite gli appositi formulari. Gli accertamenti, iniziati a gennaio del 2016 per il periodo 2012-2014, hanno riguardato 8-9 società tra cui un bar riconducibili all’imputato, intestate a moglie e figlia, ma anche a dipendenti. Una girandola di società, secondo l’accusa per evadere le tasse.
Il pm Michele Adragna
In aula anche la ex contabile, che ha lavorato per l’imputato un decina di anni, fino al 2011, la quale ha ricordato come dello smaltimento fosse incaricata una ditta di Vallerano, una vota al mese, senza riuscire a dire se venissero ritirati quantitativi di pneumatici più o meno copiosi.
Un appassionato di moto di Fabrica di Roma, invece, è stato sentito sul rinvenimento di uno pneumatico mentre girava sulla pista di motocross in località Quartaccio. “Quando sono arrivato al curvone, ho visto una gomma uscire dal terreno, non di quelle poste a protezione del bordo dei circuiti. Mi è sembrato strano e lo devo avere detto a qualcuno, ma non so altro. All’epoca l’imputato, per quanto ne so, faceva parte dell’associazione sportiva che gestiva la pista, dove si fece anche una prova del campionato italiano rally”.
“Ci sono contributi che prevedono la defiscalizzazione dell’importo per lo smaltimento delle gomme, qui ci troviamo di fronte a un doppio pagamento, la parte a carico del cliente e quella a carico dello stato”, ha spiegato il consulente che ha stilato la perizia per la procura lo scorso 4 ottobre, alla prima udienza del processo.
Sarebbero 45mila le gomme “assenti ingiustificate”. “Il primo dato è la scomparsa di pneumatici dai magazzini, il secondo è che tutti gli indagati risultano quasi nullatenenti, ma fanno finanziamenti milionari alle società cui partecipano”.
“C’è anche la vendita al nero, dietro lo svuotamento delle rimanenze di magazzino, che in realtà secondo noi sono fittizie. Possiamo parlare di smaltimento tramite vendita al nero. Il deposito, di dimensioni assolutamente inadeguate, con all’esterno un container adibito a ufficio, passa da una società all’altra”, ha concluso il consulente della procura.
Il processo riprenderà il prossimo 7 novembre, per sentire gli ultimi dieci testimoni dell’accusa.
– Evasione fiscale nel settore dei pneumatici, “scomparse” 45mila gomme
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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