(s.m.) – Ha tentato il suicidio due volte in venti giorni, imbottendosi di tranquillanti. Ora, l’incubo di una 48enne inglese è finito. Per il compagno, invece, il processo per istigazione al suicidio è appena cominciato.
I magistrati viterbesi lo accusano di aver portato la convivente a uno stato di prostrazione tale da spingerla a togliersi la vita. In aula a difenderlo c’è il suo avvocato Luigi Mancini. Di lui, coetaneo della donna e originario di Farnese, si è persa ogni traccia da anni.
“Diceva di essere un neurochirurgo – ha spiegato ieri mattina al processo un ex fidanzato -. Noi ci eravamo lasciati, ma siamo rimasti amici, per questo, quando si sono conosciuti, me lo ha ha presentato. Sembrava felice, ma poi ho capito che non lo era”.
Per l’ex, la donna era costretta a sopportare la violenza del compagno. Una convivenza impossibile, secondo il testimone, fatta di liti, insulti, sbalzi d’umore. In un attacco d’ira, lui avrebbe rotto il computer di lei che, al lungo andare, era piombata in un baratro. Un inferno di depressione e psicofarmaci culminati in due tentati suicidi.
L’ex confonde le date, ma ricorda che i due episodi avvennero a “distanza ravvicinatissima”. “L’ultimo fu a Pasqua 2011 – dice -. L’altro, poco prima. In entrambi i casi ha ingerito una massiccia dose di psicofarmaci. La prima volta è finita in terapia intensiva, poi in psichiatria a Belcolle. Ricordo che lui improvvisò una specie di primo soccorso. Ma non chiamò il 118. Lo feci io. Smise quasi subito di andarla a trovare. Quando lei tornò a casa la situazione era invariata. Troncarono la relazione e lei cercò di nuovo di uccidersi”.
Adesso sta bene. E’ tornata in Inghilterra. Con l’ex si tengono ancora in contatto. “Mi dice che fa una vita normale, anche se a volte è dura – ha spiegato l’uomo in tribunale -. L’ultima volta che l’ho sentita è stato dodici ore fa. Mi ha inviato un sms. C’era scritto: “Se te lo chiedono dì ai giudici che mi ha distrutto la vita””.
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