Civita Castellana – (sil.co.) – “Mio marito mi faceva prostituire, trovava lui i clienti e teneva tutti gli incassi per giocare alle slot machine”. La vittima racconta quattro anni d’inferno. Nel frattempo la coppia è tornata insieme.
Imputato un uomo di Civita Castellana, che avrebbe sposato una trentenne d’origine romena, facendola prostituire e riempiendola di botte se si rifiutava.
L’avrebbe costretta a ricevere i clienti in casa, obbligandola a indossare abiti succinti e tacchi alti, per 50 euro a prestazione, che salivano a 100-200 euro se i rapporti sessuali si svolgevano altrove.
Soldi che avrebbe tenuto tutti per sé, utilizzandoli per coltivare i vizi del gioco e della droga: “Gli piacevano le slot macchine e di sera si faceva le canne”, ha detto la vittima, che a quattro anni dalle nozze lo ha denunciato.
La querela risale alla primavera 2019. La coppia nel frattempo, nonostante sia stato disposto un divieto di avvicinamento, è tornata insieme e la moglie ha rimesso la querela.
“La prostituzione era un accordo preso prima del matrimonio, celebrato il 31 ottobre 2015. Io all’inizio ero d’accordo. Mio marito quando ho detto basta e l’ho denunciato, dopo un primo momento, ha accettato che smettessi di prostuirmi. Ha detto che io sarei stata a casa a fare le faccende e che lui si sarebbe messo a lavorare in campagna vendendo frutta e verdura. Prima viveva dei rapporti sessuali a pagamento che mi procurava, ora è migliorato“, ha raccontato ieri in aula la vittima alla prima udienza del processo. Il marito è difeso dall’avvocato Alberto Parroccini.
Oltre alla parte offesa, è stato sentito anche un amico di famiglia-cliente: “Ci ha accolto in casa per tre mesi. È stato quando ho denunciato mio marito e lui ha cacciato di casa me, e anche sua figlia e suo figlio che viveano con noi perchè avevano preso la mia parte. È come un padre per me”. Il cliente-amico di famiglia, sentito in sula, ha confermato davanti al giudice Elisabetta Massini.
Il processo riprenderà il 21 novembre per ascoltare altri testi dell’accusa. Il 12 dicembre saranno sentiti i testi della difesa.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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