Civita Castellana – Riceviamo e pubblichiamo – Nel solco di Peppino Impastato, gli istituti Midossi e Colasanti incontrano Giovanni Impastato.
“Se questa è mafia, io per tutta la vita mi batterò contro”. All’insegna di questo messaggio mercoledì 9 marzo nell’aula magna dell’Iis Midossi di Civita Castellana alla presenza delle classi quinte degli istituti Colasanti e Midossi si è tenuto l’incontro con Giovanni Impastato per la presentazione del libro Mio fratello.
Tutta una vita con Peppino, evento parte di un ciclo di incontri organizzato dalla Rete di scuole Giovanni Falcone in collaborazione con Arci Viterbo.
Accolto dai dirigenti scolastici Angela De Angelis e Alfonso Francocci e dai rappresentanti delle amministrazioni di Civita Castellana e Vignanello, Giovanni Impastato ha introdotto il suo romanzo, definendolo storico in quanto teso a ripercorrere attraverso i suoi ricordi la storia della sua famiglia e del rapporto con il fratello maggiore Peppino, ucciso dalla mafia alla vigilia delle elezioni del consiglio comunale di Cinisi, per cui si era candidato.
Dai saltuari contatti dell’infanzia all’adolescenza, in cui si crea una relazione fatta di momenti di comunione e scontro. Dalla graduale presa di coscienza di vivere in una famiglia di origine mafiosa, legata direttamente alla cupola, alla consapevolezza che il fratello, cresciuto nei primi anni dallo zio, sta compiendo un percorso di crescita personale alternativo alla cultura mafiosa che controlla Cinisi, fino alla paura per il clima di intimidazione generato dall’impegno culturale e politico di Peppino.
Sollecitato dalle domande degli studenti, Giovanni Impastato ha messo in relazione il ricordo personale con la ricostruzione del contesto in cui si sviluppa l’impegno di Peppino, l’Italia degli anni ’60, periodo di trasformazione sociale e grande fermento culturale, in una Sicilia in cui si assiste alla trasformazione della mafia da rurale a urbana, dove pone le sue radici il racket della droga e parte la stagione delle autobombe.
La vicenda personale di Peppino è evocata alternando ricordi intimi e memoria collettiva: la rivista l’Idea, fondata a soli 15 anni, che lo farà ripudiare dal padre. L’attività di fotoreporter che denuncia scempi ambientali e abusi edilizi. L’impegno politico e culturale, attraverso il circolo Musica e cultura che apre le porte alla rivoluzione musicale di Bob Dylan, Joan Baez, L’esperienza di Radio Aut e la scoperta della dirompente arma dell’ironia, che minaccia il dominio sociale e culturale della mafia, L’approdo all’impegno politico sul territorio.
Giovanni Impastato ha poi riflettuto sul suo rapporto con suo fratello, divenuto non solo personaggio pubblico ma un simbolo e un modello della lotta alla mafia, sulla possibilità di venirne oscurato: alla domanda diretta di una studentessa, confessa di non essere stato esente dal confronto ma di averlo superato, nella convinzione che il rinnovarne quotidianamente la memoria, il portarne avanti il dirompente messaggio educativo aiuti il suo dialogo con Peppino, ora più che mai in lui presente.
A conclusione dell’incontro Impastato ha ribadito l’importanza del ritorno dei giovani all’impegno politico, inteso come coinvolgimento per il bene della comunità, auspicando il ritorno al confronto delle idee, degli ideali che guidano l’agire e le scelte di vita per educare le nuove generazioni al rispetto della dignità umana, a cooperare per la giustizia sociale.
A termine dell’incontro Impastato ha ricevuto una mattonella della legalità, prodotta da un laboratorio inclusivo del liceo artistico di Vignanello, ispirata alle pietre di inciampo dei cento passi, a ricordo della giornata.
Marina Mastrangeli
Liceo artistico Midossi di Vignanello
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