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Scuola - Viterbo - Brunella Marconi, segretaria provinciale Snals, parla del "quizzone" a cui hanno partecipato circa 300 aspiranti docenti della Tuscia

“Concorsi docenti: bocciato il 95% dei candidati, va rivista la metodologia della prova scritta”

di Maurizia Marcoaldi
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Viterbo – (ma.ma) – “Non è possibile che nel viterbese il 95% dei candidati sia stato bocciato alla prova scritta del concorso ordinario per insegnare nelle scuole secondarie di primo e secondo grado. C’è qualcosa che non funziona nella metodologia della prova. Bisogna rivedere un po’ il modus operandi dei concorsi. Inutile chiedere una teoria così vasta, magari con domande fin troppo specifiche e dettagliate di un argomento, e dimenticare di valorizzare l’esperienza sul campo dell’aspirante professore. Dobbiamo ricordare che ci troviamo di fronte a persone che hanno alle spalle già 6 o 7 anni di precariato ed è pertanto evidente che qualche conoscenza ce l’hanno già”. Brunella Marconi, segretaria provinciale Snals, parla del “quizzone”, che ha sostituito la prova scritta degli anni precedenti, a cui hanno partecipato più o meno 300 aspiranti docenti della Tuscia. Non si sono ancora svolte le prove scritte di tutte le classi di concorso, ma per ora i dati sono poco confortanti.


Brunella Marconi

Brunella Marconi


“È la prima volta che viene organizzata questa tipologia di concorso, fatta con uno scritto a crocette – spiega Brunella Marconi -. Prima, generalmente, si effettuano le preselezioni a crocette e poi c’era uno scritto con un testo, con uno studio di caso o argomento. Ora invece tutto è stato bypassato con questo unico scritto a risposta multipla.”.

E qualche criticità è stata riscontrata. “Le domande non sono state congrue, non erano molto collegate all’effettivo ruolo svolto dal docente – prosegue la segretaria provinciale Snals -. Era un quiz su un mare magnum di argomenti, senza però interrogarsi sul ruolo del docente, sul programma scolastico. Inutile chiedere una teoria così vasta, magari con domanda specifica e dettagliata di un argomento, senza valutare le metodologie didattiche o approfondire un discorso di approccio didattico. Le materie sì sono importanti, ma bisogna ricordare che gli esaminandi sono persone che hanno già una laurea ed effettivamente sono già sulle cattedre e insegnano. Andare a fare un esame sulle conoscenze ‘pure’ significa andare ad analizzare una laurea e questo non ha senso”.

“Tra l’altro – aggiunge -, il controsenso è che l’aspirante professore viene bocciato, ma il giorno dopo è di nuovo in cattedra ad insegnare e rilasciare un diploma a un suo studente. Una vera incongruenza: mi bocci, mi dici che non sono adeguato, ma il giorno dopo mi metti in cattedra per continuare a fare un percorso con i miei alunni. Andrebbe valutato il docente nel dettaglio, nella sua storia e non per le sue conoscenze. Conoscenze, tra l’altro già acquisite e trasmesse agli studenti. Questa tipologia di selezione può essere l’eccezione, ma non la norma. Ad oggi sono una trentina le persone che hanno superato lo scritto a crocette e sono passati all’orale. Circa 300 gli aspiranti ad avere una cattedra”. 

Senza valutare poi un altro problema, evidenziato da Brunella Marconi. “Un concorso ha sempre un costo. Non tanto per le spese effettive, quanto piuttosto per l’impiego di energie umane e professionali che si distolgono dalle classi e dagli alunni. Questo costo deve valere la pena per poi fare uscire un numero accettabile di candidati. Non contando poi che in questo momento c’è anche una difficoltà in più. Le scuole infatti, specie in un periodo di pandemia, si trovano in difficoltà per organizzare le aule. C’è un disagio al  livello degli ambienti scolastici che danno la disponibilità per effettuare i concorsi”. 

Maurizia Marcoaldi


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10 aprile, 2022

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