– Si è ritrovato in tribunale per due chili di salsicce.
Non ci crede ancora il giovane macellaio viterbese finito a processo per frode commerciale.
E’ accusato di aver venduto salsicce di suino “tarocche”, con all’interno, carne bovina. Gli si contesta una serie di violazioni delle norme sull’etichettatura dei prodotti.
Sono i Nas a fare la scoperta, due anni fa. Durante un controllo alla macelleria, prendono campioni di carne e li analizzano. Nelle salsicce, la sorpresa: i militari del nucleo specializzato dell’Arma trovano tracce di carne bovina.
Come ci siano finite, non è dato sapere. Di certo, non sono pericolose. Tutt’altro.
La carne bovina è notoriamente più pregiata e costosa di quella di suino. Se la “contaminazione” fosse stata voluta, quantomeno, avrebbe alzato il prezzo delle salsicce, dice il giovane macellaio, fuori dall’aula, a metà tra l’incredulo e l’indignato.
Proprio nei giorni scorsi, anche a Viterbo, i Nas hanno sequestrato alcune confezioni di pasta fresca, con all’interno carne di cavallo. Anche in quel caso, nessun pericolo per la salute umana. Il rischio era di trovare nel macinato equino tracce di fenilbutazone, un antinfiammatorio un tempo usato anche sull’uomo, oltre che sui cavalli, ma oggi vietato.
Il fenilbutazone non c’è e se c’è è presente in dosi infinitesimali e, quindi, non pericolose. Ma anche lì, il sequestro della merce è scattato per frode commerciale.
L’avvocato Emilio Lopoi, sostiene che almeno una parte dei reati contestati al macellaio siano stati depenalizzati. Persino il giudice Eugenio Turco, quando ha visto il capo d’imputazione, si è messo le mani nei capelli.
Il processo, comunque, per ora va avanti. A giugno saranno ascoltati i primi testimoni.
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