Vitorchiano – Furto in sagrestia sventato dalle suore a Vitorchiano, condannato l’aspirante ladro. Secondo l’accusa un vero e proprio “topo di sagrestie”.
Se l’è cavata con due mesi e 100 euro di multa, rispetto all’anno e mezzo di reclusione e mille euro di multa chiesti dall’accusa. Ma è pur sempre stato condannato.
Arrestato grazie alle suore che lo hanno inseguito per le vie del borgo, a processo davanti al giudice Francesco Rigato per tentato furto aggravato è finito un “ladro di elemosine” professionista, uno specialista delle razzie nei luoghi di culto, acciuffato grazie al loro inseguimento, difeso dagli avvocati Simona Mancini e Paolo Delle Monache.
Vitorchiano
Era un giovedì pomeriggio di inizio autunno di quattro anni fa, il 4 ottobre 2018, quando suor Teresina e una consorella si sono dirette verso la chiesa di Sant’Amanzio, nel centro storico del piccolo borgo della Tuscia, per preparare la messa.
“Entrando nella chiesa buia, abbiamo visto un ragazzo col capo chino e abbiamo pensato che fosse lì per pregare. Ma quando gli abbiamo detto ‘buonasera’, lui è scappato via velocemente”, ha raccontato la stessa suor Teresina, sentita lo scorso 1 ottobre come testimone.
“Un attimo dopo abbiamo fatto per aprire con la chiave la porta della sagrestia e ci siamo accorte che era stata forzata, vedendo che per terra, sotto l’uscio, c’era una specie di grimaldello, lungo 25 centimetri con la punta a uncino. Allora siamo uscite di corsa dalla chiesa e ci siamo messe a inseguire il ragazzo, vedendolo entrare nella vicina chiesa di Santa Maria Assunta”, ha proseguito.
Le suore, a quel punto, hanno dato l’allarme: “Abbiamo avvertito la vigilessa che era sulla piazza, che a sua volta ha chiamato un collega. Quando è uscito dalla chiesa è stato bloccato, poi sono venuti i carabinieri che lo hanno arrestato”, ha concluso la religiosa.
Ieri, prima della discussione, è stata sentita la vigilessa intervenuta per prima in soccorso delle suore. L’avvocato Paolo Delle Monache, dopo che l’accusa ha chiesto una pesante condanna a un anno e mezzo di reclusione, ha contestato l’identificazione tramite Afis.
“Si tratta di un riscontro che non garantisce certezza, va completato dalla scientifica. Senza contare che i riscontro Afis è stato citato, ma non è stato prodotto da polizia giudiziaria, di cui abbiamo solo la dichiarazione. Per cui il problema è duplice. Quelli forniti dalla suore sono solo indizi, mentre i precedenti penali non fanno indizio”, ha sottolineato il legale, chiedendo l’assoluzione o al più il minimo della pena.
Il giudice ha condannato l’imputato, ma per l’appunto alla pena di appena due mesi e 100 euro di multa.
Silvana Cortignani
– Furto in sacrestia, le suore lo inseguono e lo fanno arrestare
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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