Viterbo – “Non ho alcuna intenzione di fare pubblicità a quattro fascistelli”. La prima reazione alla bandiera della Repubblica sociale italiana apparsa la scorsa notte sulle mura di porta Romana è questa: poca voglia di parlarne. “Perché è proprio quello che cercano”, sostiene. Però il presidente dell’Anpi, Enrico Mezzetti, un’idea del perché sia stata appesa proprio sul finire del 25 aprile ce l’ha chiarissima: “L’associazione cresce, il bisogno di antifascismo anche. E tutto questo dà molto fastidio”.
Presidente, cosa pensa di ciò che è accaduto la scorsa notte?
“Sappiamo che la Digos è intervenuta subito e ha tolto la bandiera. Portano avanti le loro indagini e va bene. Ci fidiamo di quello che stanno facendo con gli accertamenti, individueranno i responsabili. Ma non ho alcuna intenzione di fare pubblicità a quattro fascistelli”.
Che effetto le ha fatto vedere la bandiera della Repubblica sociale italiana appesa sulle mura medievali della sua città?
“E’ chiaro che condanno ferocemente e nettamente il gesto. Posso anche deluderla, ma non mi pare sia il caso di dargli grande clamore, perché credo sia proprio quello che cercano, che se ne scriva e se ne discuta tanto. Non ho intenzione di fare pubblicità a questi quattro fascisti o deficienti, chiamiamoli come vogliamo. Non me la sento”.
Gli autori rischiano qualcosa o secondo lei con ci sarà alcun seguito?
“La Digos valuterà e farà accertamenti, poi sicuramente trasmetterà gli atti all’autorità giudiziaria, che valuterà. Su questo non c’è dubbio”.
Lo ritiene uno sfregio alla festa della liberazione?
“Che ci sia gente alla quale dà fastidio è chiaro. Lo abbiamo visto in questi giorni, abbiamo sentito cose demenziali che sono venute fuori. Ma la festa c’è e continueremo a farla. Anzi, si espande. A quanto pare questo bisogno di antifascismo e di ricordo della liberazione cresce sempre di più. Abbiamo tanti giovani nella nostra associazione, a livello nazionale ma anche viterbese in molti si avvicinano a noi. Che poi ci siano persone che non sopportano il significato del 25 aprile lo sappiamo”.
Secondo lei questi gesti eclatanti sono la reazione proprio al bisogno di antifascismo cui ha fatto riferimento?
“Sicuramente la crescita dell’Anpi dà molto fastidio. Quando si sente dire da qualche signore che non dobbiamo parlare il 25 aprile non so se definirlo demenziale, non so da quale spelonca della storia venga fuori questa subcultura. Il fatto che l’Anpi cresca e abbia grande autorevolezza dà molto fastidio, quindi si cercano tutti i pretesti. Basti vedere l’attenzione prestata alle parole del nostro presidente nazionale. Da una parte dicono che l’Anpi non conta niente, che è una piccola associazione, dall’altra però ogni parola che dice ci si buttano sopra per condannarci o ridicolizzarci. Diamo fastidio, su questo non c’è dubbio. Diamo fastidio perché siamo presenti, perché cresciamo e perché ci sono molti giovani che sono vicini a noi”.
Massimo Chiaravalli
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