Viterbo – (sil.co.) – Maltratta la moglie costretta a rifugiarsi in un alloggio protetto nel pieno del lockdown, condannato a due anni di reclusione. Anche se con sospensione della pena e revoca della misura cautelare del divieto di avvicinamento. Tra i due, secondo l’accusa, anche problematiche di tipo religioso, in quanto lui testimone di Geova e lei cattolica.
Violenza sulle donne – foto di repertorio
Alla base dei continui litigi della coppia, lui italiano e lei d’origine ecuadoregna, di otto anni più grande, ci sarebbero state anche motivazioni di carattere religioso.
In particolare le pressioni sulla donna e i figli, una femmina nata da una precedete relazione e un bimbo minore, da parte dell’uomo, testimone di Geova mentre il resto della famiglia è cattolica.
Pressioni di carattere religioso negate ieri dal padre dell’imputato, ultimo testimone della difesa, il quale ha riferito al collegio come il nipote sia stato battezzato con rito cattolico, con per padrini due vicini di casa, mentre l’altra figlia della ex nuora è stata regolarmente cresimata.
“Nonostante la separazione, siamo rimasti molto legati, li consideriamo entrambi nipoti e la figlia chiama noi nonni e nostro figlio papà. Anche lei è stata con noi sia a Natale che a Pasqua”, ha sottolineato l’uomo, mostrando le foto che ritraggono la famiglia insieme in occasione delle ultime festività.
A conferma del buon rapporto anche le relazioni di assistenti sociali e psicoterapeuti che in questi ultimi due anni hanno seguito l’evolversi della situazione familiare.
La pm Paola Conti, chiedendo la condanna adue anni di reclusione con revoca della misura e sospensione della pena, ha sottolineato come le condotte contestate sarebbero andate avanti per almeno un anno, da maggio 2019 ad aprile 2020 quando, in pieno lockdown, la vittima è stata costretta a cercare rifugio presso una casa protetta per sfuggire alle continue vessazioni del marito.
Prendendo atto della ritrovata serenità della famiglia, che era rientrata in Italia dal sudamerica nel 2018, ha commentato: “Fortunatamente il tempo è una gran medicina”.
Il che. come detto dalla pm, non cancella gli almeno 3-4 interventi dei carabinieri in soccorso della ex moglie, aggredita dall’imputato, che l’avrebbe insultata e picchiata anche davanti ai figli al suono di frasi come “sei sporca, stupida, deficiente, ti caccio di casa”. Cosa quest’ultima effettivamente avvenuta visto che lei, dopo la denuncia, se ne è dovuta andare.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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