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Tribunale - Conoscerebbe sia l'imputato che la giovane vittima

Costretta a un rapporto orale in auto da un sessantenne, la difesa cita come teste un barista

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Ospedale di Belcolle - Un'auto della polizia

Ospedale di Belcolle -Un’auto della polizia

Viterbo –  (sil.co.) – Sessantenne avrebbe costretto una ragazza a un rapporto orale in macchina, decisiva per la difesa potrebbe essere la testimonianza di un barista. Conoscerebbe sia l’imputato che la giovane vittima

È ripreso mercoledì davanti al collegio il processo a un sessantenne del capoluogo, difeso dall’avvicato Francesco Massatani, accusato di avere abusato di una donna molto più giovane di lui. La sera del 31 maggio 2017 avrebbe costretto la vittima a praticargli un rapporto orale in macchina, puntandole un coltello alla gola e facendole poi sciacquare la bocca col colluttorio. 

“Una vendetta, tra noi non c’è stato nessun rapporto sessuale. Il movente è che lei voleva i soldi per le slot-machine e io avevo solo 5 euro”, ha detto in aula l’imputato all’udienza del 18 dicembre 2019, rilasciando spontanee dichiarazioni al termine dell’interrogatorio della vittima da parte del pubblico ministero Eliana Dolce, titolare dell’inchiesta.

“A me piacciono le donne. Sono lesbica. Lui lo sapeva. L’organo maschile mi fa schifo. Credevo fossimo amici. Gli volevo bene. Invece mi ha messo giù la testa e minacciata con un taglierino. Ho avuto paura e l’ho fatto, mentre mi diceva ‘mignotta, fammi un bocchino’. Eravamo in un bosco buio, pensavo fossimo andati a fumare una canna. Appena finito sono scesa, ho sputato e mi sono sciacquata la bocca col colluttorio che mi ha dato lui”, ha raccontato la presunta vittima.

Tra i due, nonostante la notevole differenza d’età, un rapporto consolidato. Fatto di passeggiate al lago o al mare, di pranzi e cene fuori, qualche canna e le giocate alle slot machine. “Ma tra noi non c’era mai stato sesso”, secondo la parte offesa, che non si è costituita parte civile al processo. 

Mi ha colpito il particolare del colluttorio”, ha detto in aula il dottor Angelo Bruschi, lo psichiatra di Belcolle cui la sera del 21 maggio di cinque anni fa la donna raccontò al suo arrivo in ospedale cosa era successo. A far scattare l’allarme il personale del pronto soccorso, che ha segnalato immediatamente il caso di presunta violenza sessuale alla polizia. 

“Conoscevo già la paziente, in quanto soffre di un disturbo cronico di personalità. Era angosciata, ma consapevole di se stessa. Sono pratico di codici rosa, si sentiva sporca come succede alle vittime di violenza. Il suo racconto era lucido, congruo, verosimile, lineare. Non c’era uno stato di alterazione della coscienza o della realtà, confusione, costruzioni deliranti. Nulla, dal punto di vista clinico, per cui dovessi dubitare del suo racconto”, ha detto ai giudici. 

Il processo riprenderà il prossimo 18 ottobre per sentire il barista citato tra i testi della difesa.


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12 giugno, 2022

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