Rapina – Una delle macchine rubate per il colpo
Viterbo – Vigilantes rapinato lo scorso 12 luglio alla Quercia da una coppia di malviventi armati, catturato anche il settimo componente della banda. E’ un viterbese, detenuto dalla settimana scorsa nel carcere di Mammagialla.
Il primo a finire in manette, l’estate scorsa, è stato un elettricista cinquantenne. Gli altri, finiti in carcere lo scorso 22 marzo, sono stati arrestati nell’ambito dell’operazione “Last Security” che si è chiusa nei giorni scorsi con il fermo dell’ultimo componente del gruppo criminale. Recuperati tutti i 43mila euro del bottino.
L’ultimo presunto complice è stato raggiunto la settimana scorsa dai poliziotti della squadra mobile della questura di Viterbo, coordinati dal dirigente Alessandro Tundo, che hanno proceduto all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un giovane viterbese per rapina pluriaggravata, ricettazione e porto abusivo in luogo pubblico di arma comune da sparo.
Secondo l’accusa, avrebbe preso parte, unitamente agli altri 6 complici già assicurati alla giustizia, alla rapina avvenuta nel capoluogo il 12 luglio 2021 a una guardia giurata alla quale furono sottratti, con violenza, l’arma di servizio e una borsa contenente oltre 43mila euro, frutto dell’incasso poco prima prelevato da alcuni esercizi commerciali.
Vigilante rapinato alla Quercia – Una delle macchine rubate per il colpo
La guardia giurata fu intercettata da due rapinatori a volto coperto, che gli avrebbero puntato una pistola alla tempia facendosi consegnare i contanti, davanti a una villa della Quercia. Il vigilantes sarebbe stato confuso con l’allarme di una villa, fatto scattare proprio dai malviventi per avvicinarlo e rapinarlo.
La coppia si sarebbe quindi data alla fuga e rifugiata a Ponte Di Cetti, nascondendo la refurtiva nel casolare di un elettricista 52enne situato nella zona residenziale sulla Cassia Sud, facendosi notare da un testimone mentre sostituivano le targhe di una Fiat 500X di colore rosso parcheggiata in strada.
Nei pressi sono state trovate altre due macchine, per un totale di tre, risultate rubate: oltre alla 500 rossa, una Bmw nera e una Golf grigia. All’interno del casolare, ritenuto il “covo” della banda, oltre ai soldi, furono sequestrato targhe rubate, documenti falsi, maxischermi e biliardini.
Scattato l’allarme sul posto si precipitò la polizia, ma i due sospetti si erano già dileguati. Nell’abitazione dell’elettricista furono però trovate ingenti somme di denaro e altri elementi tra cui delle targhe, per cui l’artigiano cinquantenne fu sottoposto a misura cautelare.
L’ultimo complice, per un totale di sette banditi, come detto, è recluso dalla settimana scorsa presso la casa circondariale di Viterbo. Si chiude così definitivamente il cerchio attorno al gruppo criminale che perpetrò la violenta rapina la scorsa estate.
Silvana Cortignani
Rapina – Una delle macchine rubate per il colpo
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Fotocronaca: Rapina al portavalori – Le macchine abbandonate dopo la rapina
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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