Viterbo – (sil.co.) – Spaccio a minori a pratogiardino Lucio Battisti, è ripreso ieri il processo al pusher smascherato da una badante che ha dato l’allarme ai carabinieri segnalando la presenza di spacciatori all’interno del parco.
Le due ragazze, entrambe viterbesi e minorenni all’epoca dei fatti, che avrebbero dovuto testimoniare per l’accusa non si sono presentate davanti al collegio, nonostante la regolarità delle notifiche.
Motivo per cui il prossimo 25 ottobre saranno prelevate a casa e accompagnate in tribunale direttamente dai carabinieri, come chiesto dal pubblico ministero Paola Conti.
Era febbraio 2018, quando la badante ha preso l’iniziativa di telefonare direttamente ai carabinieri del comando provinciale, appostandosi con loro all’interno di pratogiardino.
A processo davanti al collegio presieduto dal giudice Eugenio Turco per spaccio aggravato dalla minore età degli assuntori è finito un liberiano, all’epoca 18enne e oggi 23enne, difeso dall’avvocato Alberto Parroccini, riconosciuto dalla badante supertestimone e da una ragazzina cui aveva ceduto droga grazie al cappello con visiera che sarebbe stato solito indossare e identificato tramite il confronto delle foto scattate al parco con quelle delle foto-segnalazioni delle banche dati delle forze dell’ordine, dove risultava schedato per via di un precedente.
– Spaccio a minori a pratogiardino “Lucio Battisti”, pusher smascherato da badante
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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