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Roccalvecce - Veglione al castello, ragazza violentata mentre dormiva - Dieci mesi all'imputato

Stupro di Capodanno, condannato 28enne

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Il castello Costaguti di Roccalvecce

Il castello Costaguti di Roccalvecce

Sembrava una di quelle storie morte e sepolte. Archiviate ormai da anni. Invece, l’unico indagato per lo stupro di Capodanno a Roccalvecce è stato rinviato a giudizio e condannato.

La sentenza è arrivata ieri mattina. Di quella violenza sessuale perpetrata sul divano, mentre la ragazza dormiva, il gup Francesco Rigato ha riconosciuto colpevole il 28enne romano B.G..

Processato con rito abbreviato, il tribunale di Viterbo lo ha condannato a dieci mesi, con la condizionale. Significa che non sconterà la pena in carcere o ai domiciliari, sia perché è inferiore a due anni, sia perché è incensurato.

Il giovane era tra gli invitati alla festa di Capodanno del 2010 al castello di Roccalvecce. Un veglione esclusivo, organizzato dal figlio del proprietario Giovangiorgio Afan de Rivera Costaguti, che aveva invitato amici e studenti universitari della Luiss. Tutti ragazzi della Roma bene.

A sporgere denuncia, era stata una 24enne romana, anche lei presente alla festa. Agli agenti del commissariato Flaminio Nuovo, ha raccontato di essersi addormentata su un divano, in una stanza appartata del castello. Al risveglio, aveva avvertito dei disturbi intimi e notato strane macchie sui suoi vestiti. Non sapeva dire cos’era successo, ma aveva come dei flashback. Delle immagini confuse. E la sensazione di mani che la toccavano.

Il caso fece scalpore. Quella che doveva essere una notte di divertimento si è trasformata in un incubo per la ragazza.

Da Roma, gli atti sono subito passati a Viterbo per competenza territoriale. Gli agenti della squadra mobile viterbese, coordinati da Fabio Zampaglione, hanno individuato un profilo del presunto stupratore. B.G. è stato rintracciato tra la folla di partecipanti al veglione di San Silvestro. Il suo nome è finito nel registro degli indagati.

In un primo momento, si era diffusa la notizia che il fascicolo era stato archiviato. Ma la 24enne ha sporto denuncia in extremis, allo scadere dei 180 giorni a sua disposizione. Da qui, l’indagine è proseguita, con le analisi delle tracce biologiche e altri accertamenti.

Ieri, l’epilogo, perfettamente conforme alla richiesta del pm Paola Conti: condanna a dieci mesi.

Stefania Moretti


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5 aprile, 2013

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