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Tribunale - Riprenderà a gennaio il delicato processo a carico di una madre accusata di maltrattamenti

Picchia il figlio minore e augura la morte al primogenito, poi deceduto in un incidente…

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Viterbo – (sil.co.) – Urla e pianti di bambino nella casa degli orrori. A processo la madre che avrebbe picchiato e umiliato quotidianamente il figlio più piccolo e maltrattato ad ogni occasione il primogenito ormai adulto e morto in un incidente cinque anni fa.

Quest’ultimo era stato cresciuto dalla nonna dopo che lei se ne era andata, facendo ritorno in paese, un centro dei Cimini, a distanza di 15 anni con un nuovo compagno e un bimbo piccolo.

L’ex marito, anche lui nel frattempo deceduto, l’aveva denunciata nel 2017, alla morte del ragazzo, per una lettera in cui si diceva una mamma disperata, inviata a un quotidiano online locale, secondo lui falsa perché in realtà copiata sui social da una mamma inglese.

L’imputata, secondo i testimoni al 26enne, abbandonato da piccolo, avrebbe augurato di morire.


Minori - Foto generica

Minori – Foto generica


E’ uno dei processi più delicati in corso davanti al giudice Elisabetta Massini del tribunale di Viterbo che lo scorso 16 giugno ha ascoltato a porte chiuse il minore, che ha oggi 14 anni e ora al sicuro presso una casa famiglia, sui rapporti dell’imputata coi familiari e con lui in particolare.

Il processo sarebbe dovuto riprendere a luglio, ma l’udienza è stata rinviata al prossimo mese di gennaio. 


Ore e ore di registrazioni inequivocabili

Le indagini sono giunte a una svolta a fine 2017, quando sono stati consegnati ai carabinieri della stazione di Soriano nel Cimino, guidati dal maresciallo Paolo Lonero, decine e decine di ore di registrazioni inequivocabili di quanto succedeva in quella casa. Registrazioni iniziate un anno prima, a ottobre 2016, acquisite agli atti del processo su richiesta dell’accusa. “Per sentirle tutte, ci sono voluti due mesi”, ha spiegato al giudice il militare. 


“Basta mamma, mi fai male”

“Basta mamma, mi fai male”, si sente supplicare il bambino mentre presumibilmente viene picchiato o strattonato. Il piccolo è stato anche segnalato dalle maestre per la condotta violenta e le continue aggressioni ai compagni di classe, picchiati e presi abitualmente a calci, con la giustificazione: “Quello che viene fatto a me, faccio agli altri”. “Il padre? Succube della compagna”, a detta dei testimoni. “Il figlioletto? Mai visto sorridere”.


“Infame, carogna, bastardo, testa di cazzo”

“Vattene”,”Stai zitto”, “Non urlare”, “Tanto ti ammazzo”, “Hai stufato”, “Figlio infame”, “Vaffanculo disgraziato”, “Mi stai rovinando l’esistenza”, “Sei una carogna”, “Sei cattivo”, “Testa di cazzo”, “Maledetto hai rotto il cazzo”, “Sei un bastardo”. 

Da brivido le frasi rivolte al bambino, quelle nei file audio e quelle sentite con le proprie orecchie da un vicino di casa e dalla ex badante della mamma adottiva dell’imputata, un’anziana nel frattempo deceduta, con la quale la figlia avrebbe rotto ogni rapporto.


Lettera copiata da una mamma disperata

Prima è morta la madre dell’imputata, poi in breve sono morti anche il figlio 26enne e poco dopo il marito separato. 

L’ex marito l’aveva denunciata nel 2017, alla morte del ragazzo, per una lettera in cui si diceva una mamma disperata, inviata a un quotidiano online locale, secondo lui falsa perché in realtà copiata sui social da una mamma inglese. Lei, secondo i testimoni, al 26enne, abbandonato da piccolo, avrebbe augurato di morire. “La sera stessa dell’incidente, invece di piangere il figlio scomparso, si è affrettata a occuparne l’appartamento che il ragazzo aveva ereditato dalla nonna”, è stato riferito in aula.


“Venite che qui succede una tragedia”

Il 26enne, avrebbe preso più volte le difese del fratello minore, dopo avere saputo che faceva a botte con tutti a scuola: “Venite che qui succede una tragedia”. “Una persona di grande cuore, lo aveva cresciuto la nonna, faceva volontariato. Era buono, buono, buono. La madre, al fratellino, siccome lo odiava, diceva che il figlio grande era un drogato”, è stato detto durante l’udienza. Solo una volta, secondo i testi, avrebbe perso la pazienza: “Pochi giorni prima di morire, sapendo che una sua querela contro la madre era stata archiviata, disse che si sarebbe fatto giustizia da solo. Ma era uno sfogo”.


 

– Urla e pianti di bambino nella casa degli orrori, madre a processo


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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4 settembre, 2022

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