Carabinieri – foto d’archivio
Castel Sant’Elia – (sil.co.) – Tutto sarebbe partito da una lite per motivi di viabilità: una manovra azzardata da parte di un Iveco Daily con a bordo i tre operai, il clacson a palla del Doblò che viaggiava dietro con a bordo due idraulici, i due mezzi che si fermano, lo scambio di insulti e le botte.
Si difendono due dei tre rocciatori arrestati nel tardo pomeriggio del 13 gennaio 2021 dai carabinieri a Castel Sant’Elia con l’accusa di avere accerchiato il furgone di due idraulici, averli picchiati e rapinati di un trapano e di una cassetta degli attrezzi.
A processo per rapina e lesioni sono finiti i componenti di una squadra di rocciatori giunti un paio di mesi prima da Avellino per lavorare su una frana avvenuta nel piccolo comune del comprensorio di Civita Castellana.
Sul banco degli imputati tre operai: un 42enne e un 40enne di Campobasso, difesi dall’avvocato Mario Orsini e Federica Ciaccia, e un 43enne italiano, nato in Germania ma tornato da poco anche lui in Molise, difeso dall’avvocata Federica Porroni. Quest’ultimo non era presente in tribunale, mentre il 40enne e il 42enne si sono fatti interrogare, spiegando di non avere cominciato loro.
Ad avere la peggio è stato l’idraulico che era alla guida del Doblò, per cui la giornata si è chiusa con l’occhio destro pesto, mentre l’operaio che viaggiava sul sedile posteriore del furgone Iveco Daily, secondo quanto riferito da lui stesso ieri alla pm Eliana Dolce, si è trovato con due dita schiacciate nello sportello del Doblò, chiuso di scatto dal passeggero con la sua mano incastrata in mezzo.
Il 40enne sarebbe sceso dietro al collega 43enne, che era alla guida dell’Iveco, per trascinarlo via quando i toni si sono surriscaldati. Il 42enne sarebbe sopraggiunto dopo per bloccare il passeggero del Doblò, che si sarebbe chiuso dentro assieme alle dita della sua mano. Nessuno dei due ha detto di sapere come si sia rotto il vetro e chi abbia buttato il trapano e la cassetta degli attrezzi sul cassone dell’Iveco Daily.
La pm Eliana Dolce
In aula anche l’ultimo testimone dell’accusa, uno dei carabinieri che hanno condotto l’operazione, una volta scattato l’allarme, alle 17,20, alla centrale operativa. “Ci hanno chiamati in via Civita Castellana per una violenta lite. Abbiamo trovato l’Iveco Daily dei tre imputati fermo su un lato della strada. C’erano anche il vicesindaco e uno dei due idraulici. L’altro è venuto la sera a sporgere denuncia in caserma con un ematoma all’occhio destro. L’imputato 43enne ha gettato sulla strada prendendola dal cassone la cassetta degli attrezzi, urlando che lui non sapeva chi ce l’avesse messa”, ha spiegato il militare.
Gli imputati, per i quali è stato disposto il giudizio immediato, sono finiti agli arresti domiciliari.
Secondo i difensori, sarebbe decisivo stabilire chi tra due di loro sia il più alto, escludendo il terzo, di più modesta statura.
Il processo riprenderà il 17 gennaio per sentire i testi della difesa, mentre discussione e sentenza sono stati rinviati al 7 febbraio 2023.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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