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Tribunale - Maxirissa di piazza San Faustino - In aula il racconto di uno dei testimoni oculari che hanno dato l'allarme - Imputati in sette su una ventina di partecipanti

“Un gruppo ha tirato una bicicletta, gli altri hanno risposto scagliando due transenne”

di Silvana Cortignani
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Viterbo - Centro storico - Maxirissa a San Faustino - Intervento di polizia e carabinieri

Maxirissa a San Faustino – Intervento di polizia e carabinieri


Viterbo – Maxirissa tra stranieri della sera del 20 agosto 2018 a piazza San Faustino: “Un gruppo ha tirato una bicicletta, gli altri hanno risposto scagliando contro i rivali due transenne”. La bici era una mountain-bike di colore giallo parcheggiata sulla piazza, le transenne erano quelle di ferro messe a salvaguardia della fontana.

E’ stato uno dei testimoni oculari che hanno dato l’allarme, un quarantenne all’epoca residente in una traversa di via Cairoli, a raccontare in tutta la sua cruenza l’episodio sfociato in processo per sette imputati tra i 28 e i 36 anni, uno dei quali è anche parte civile, i soli identificati su una ventina di partecipanti alla rissa che si sono volatilizzati al suono delle sirene. 

Alla sbarra tre romeni e quattro africani (un malinese, un ivoriano e due senegalesi), difesi dagli avvocati Carlo Mezzetti, Amedeo Centrone e Roberto Merlani. Cinque sono braccianti agricoli, uno è autista, mentre l’altro è muratore.

“Stavo tornando a casa da piazza della Rocca quando, a un centinaio di metri, ho visto una ventina di persone coinvolte in una rissa, con transenne che volavano per aria e una gran quantità di bottiglie spaccate per terra. A un certo punto un gruppo ha scagliato una bicicletta e l’altro ha tirato a sua volta due transenne”, ha spiegato ieri il quarantenne al giudice Francesco Rigato.

Sono stati lui e un’altra testimone oculare, una viterbese di 57 anni che passava in macchina, i primi a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine. Solo il quarantenne, però, ha visto anche il seguito.

“Non appena si sono sentite in lontananza le sirene delle volanti che stavano arrivando, il gruppo si è disperso. Ho visto 4-5 persone di colore, tra cui una donna, che imboccavano lungo la discesa di via Cairoli con la bicicletta, mentre tra i rivali c’erano sicuramente alcuni dell’est europeo, degli operai, che conoscevo di vista perché abitavano nella zona”.

I braccianti avrebbero lavorato per lo stesso datore di lavoro, un imprenditore agricolo viterbese che, in base a quanto emerso in udienza, già il giorno prima li avrebbe redarguiti per un diverbio esploso presso la sua azienda. Uno dei romeni è sia parte civile che imputato.

Potranno difendersi il 25 maggio, quando è prevista anche la sentenza.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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23 settembre, 2022

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