Delle indagini si è occupata la polizia – foto di repertorio
Viterbo – (sil.co.) – Ci avrebbe provato con la figlia minorenne di un amico, è slittata al prossimo 15 novembre per problemi di composizione del collegio l’udienza in programma il 4 ottobre a un viterbese che nel 2018 avrebbe accarezzato e baciato una ragazza all’epoca diciassettenne approfittando delle occasioni conviviali e del rapporto di confidenza tra le rispettive famiglie. La giovane, studentessa, avrebbe confidato in chat alle compagne: “Palpeggiamenti inequivocabili, non sfregamenti casuali”.
“In più occasioni l’imputato – secondo l’accusa – agendo con violenza in modo repentino e nonostante i tentativi di allontanarlo posti in essere dalla parte offesa, abbracciava e baciava in modo lascivo sulla guancia e sul collo, nonché l’accarezzava sopra e sotto gli indumenti, in varie parti del corpo, costringendola così a subire atti sessuali contro la sua volontà”.
Lo scorso 3 maggio il processo è entrato nel vivo con la testimonianza a porte chiuse dei professori dell’istituto superiore del capoluogo con cui la presunta vittima si sarebbe confidata, dopo l’allarme lanciato da due compagne di scuola, con le quali ci sarebbe stato anche uno scambio di messaggi.
Ci sarebbero, per l’appunto, anche delle conversazioni su WhatsApp a corroborare la tesi secondo cui si sarebbe trattati di palpeggiamenti inequivocabili, non di sfregamenti casuali.
La giovane, che si è costituita parte civile con l’avvocato Paolo Delle Monache, avrebbe messo in atto gesti autolesionistici, ventilando propositi suicidi, a causa di problematiche familiari legate alla separazione dei genitori, raccontando di essere stata picchiata più volte dal padre quando era piccola, cui si sarebbero aggiunte molestie da parte dell’amico di famiglia, difeso dall’avvocato Tiziana Maracci, il quale non avrebbe perso occasione per metterle le mani addosso.
A segnalare i sospetti abusi alla polizia è stata la preside della scuola frequentata dalla ragazza, che si è rivolta direttamente alla questura. La studentessa è stata sentita alla presenza di una psicologa da personale specializzato della squadra mobile, in audizione protetta, filmata e registrata come previsto dalla normativa, a tutela della vittima.
Durante l’udienza dello scorso 2 febbraio, alla presenza della pm Eliana Dolce, era stato ascoltato un ispettore della mobile, che ha spiegato come la dirigente scolastica abbia riferito di gesti di autolesionismo da parte dell’alunna, che avrebbe anche tentato di tagliarsi le vene. La sua versione dei fatti, che sarebbero avvenuti tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno di quattro anni fa, ha convinto gli inquirenti della necessità di approfondire la posizione dell’indagato, che ha scelto il rito ordinario, nel corso di un dibattimento.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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